«La dottrina tradizionale dell'ex opere operato, mentre garantisce che lo Spirito non diserta la chiesa e la grazia rimane assicurata a dispetto di ogni peccato umano, quand'anche gli uomini direttamente implicati nell'istituzione ecclesiale non fossero degni di ciò che rappresentano, è però simultaneamente espressione del fatto che la chiesa attinge alla sorgente dello Spirito attraverso delle istituzioni che possono essere vissute in condizioni di grande povertà e manchevolezza umana. La chiesa continua a essere abitata dallo Spirito nella mediazione istituzionale, anche in questi casi limite.
Ma si tratta, per l'appunto, di casi limite, che possono essere giudicati come tali solo a partire da una visione delle istituzioni considerate come strutturalmente a servizio dello Spirito. Se, dunque, la chiesa vive nell'umiltà di sapersi "fatta" dallo Spirito anche quando i mezzi di cui egli si serve sono molto poveri e "terreni", ciò non può tuttavia rassegnarla al quietismo. Essa ha comunque il compito di conservare le sue istituzioni trasparenti all'azione dello Spirito; e deve sempre giudicare di esse sulla base della loro più o meno grande capacità di essere a suo servizio. È vero, cioè, che le istituzioni ecclesiali potrebbero non essere più funzionali alla libertà cui conduce lo Spirito santo, cosa che in diversi modi può venire giustamente e beneficamente criticata dalla cultura odierna; ma è altrettanto vero che la chiesa ha proprio nello Spirito la possibilità e il dovere di sottoporre a giudizio le sue istituzioni. In questo senso, come ha osservato l'ultimo concilio, la chiesa è semper purificanda (LG 8), sempre bisognosa cioè di rendere i suoi elementi istituzionali degli elementi autenticamente spirituali realizzando, con ciò stesso, la sua più reale riforma .
Ma non si evidenzia, anche in ciò, un altro aspetto della sua umiltà? La chiesa non può permettersi di lasciare che le sue dimensioni istituzionali siano vissute in un modo qualunque: deve, invece, mantenerle a servizio dello Spirito di Cristo. La chiesa non può perciò esimersi dall'esprimere un giudizio su di esse e dall'essere giudicata, in ragione del modo in cui vive le sue istituzioni.
E tuttavia il criterio in base al quale giudicare non è qualcosa che la chiesa possiede in maniera autonoma: è a lei trascendente, perché non è altri che quello Spirito, quell'altro da sé, nella cui relazione soltanto essa è chiesa e che rimane per lei indisponibile, mai manipolabile né circoscrivibile!».
Roberto Repole, L'umiltà della Chiesa, 2010, 64-66.