Galantino: sarebbe bello un Sinodo nazionale
Una Chiesa che si mette in ascolto, che dialoga al suo interno con lo stile della sinodalità e che al contempo cerca strade nuove per portare il messaggio del Vangelo nell’Italia di oggi: è il ritratto, con un auspicio, che il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, traccia (...) “È una Chiesa che si aspetta molto da se stessa, che cerca un luogo in cui fare discernimento insieme, come ha indicato il Papa ai vescovi italiani durante l’assemblea generale del maggio scorso”, afferma monsignor Galantino. Per poi aggiungere: “Ho percepito, in maniera molto chiara, una sorta di ‘fastidio’ verso quei convegni cosiddetti ‘accademici’: c’è, infatti, una sorta di ‘convegnite’ acuta che non tocca solo la Chiesa ma un po’ tutte le realtà. Oggi, invece, la gente ha bisogno di ritrovarsi, di discernere, di dialogare; ha bisogno di idee e di percorsi chiari”. (...)
“Penso che il Papa ancora una volta c’inviterà a fare opera di discernimento e di verifica rispetto a due tipi di attese: in quale maniera la Chiesa italiana sta coniugando l’incontro tra fede e storia? E come si sta misurando con il mondo contemporaneo?”. Galantino aggiunge: “Molto spesso – senza dare giudizi, ma con grande umiltà e serenità – c’è da denunciare quell’atteggiamento per cui si pensa di essere Chiesa prescindendo da ciò che avviene intorno a noi, con il rischio di fare proposte e con un linguaggio che dicono niente agli uomini e alle donne d’oggi. Non si tratta di cedere alla contemporaneità, ma – come c’invita il Concilio Ecumenico Vaticano II, soprattutto nella Gaudium et Spes – di essere uomini e donne di Vangelo, che vogliono annunciarlo e testimoniarlo all’uomo di oggi. (...) “Dobbiamo guardare all’esperienza del Sinodo appena concluso, in cui sono emerse chiaramente la vitalità, la bellezza, ma anche la fatica che comporta il cammino della sinodalità”. Quindi un auspicio: “Sarebbe bello che la Chiesa italiana affrontasse un’esperienza che da troppo tempo non fa: un Sinodo nazionale”.
Avvenire, 5 novembre 2015