«L'immaginazione spirituale lavora sull'unico realismo delle nostre immagini, che è quello che si trova in Cristo, perché solo lì noi affondiamo in qualcosa di nostro e allo stesso tempo di Dio. Allora si tratta di una realtà che è vera, ma che tuttavia si deve ancora rivelare e realizzare come nostro divenire.
Io non mi proietto in un'immaginazione falsa, per cui mi identifico con una cosa assolutamente irreale, che non è mia e non c'entra niente con me.
No, la mia vera realtà è ciò che io sono in Cristo, ciò che è custodito in Lui. Guardandomi in Lui, io ho la mèta del mio divenire, la visione di ciò che sono in realtà, e trovo la forza per trasformare il mio quotidiano alla misura di questa visione.
Allora capisci che, affinché un'immaginazione sia reale, deve appoggiarsi nello sguardo di Dio. Guardarsi come ci vede Dio. Ciò che è nella visione di Dio: questo è quanto esiste realmente e allo stesso tempo è l'orizzonte sul quale esercitiamo la nostra creatività immaginativa. (...)
L'immaginazione spirituale, proprio perché si muove su questo orizzonte, è creativa, forte, potente, reale e trasformatrice».
Marko Ivan Rupnik, L'arte della vita. Il quotidiano nella bellezza, 91-92