Anche il Piccolo Principe legge la Bibbia
di Alessandro Zaccuri 


(...) Interessante senza dubbio "Il Piccolo Principe commentato con la Bibbia" (editrice Ancora). Traduce, con bella misura, Vincenzo Canella, mentre il vasto apparato di note e citazioni è allestito da Enzo Romeo, che nel 2012 aveva pubblicato presso lo stesso editore un suggestivo profilo spirituale di Saint-Exupéry. (...). «Non ho trovato ciò che cercavo – annotava Saint-Exupéry nella prima stesura di Corriere del Sud –. Era, Signore, qualcosa d’altro, molto lontano, nel fondo di me stesso». Sono questi fondali che Romeo ha deciso di esplorare, allineando una serie impressionante di corrispondenze tra la Scrittura e la favola del fanciullo misteriosamente approdato sulla Terra. Una rete fittissima, che si rivela fin dalla prima pagina del racconto, nella quale l’aviatore-narratore disegna un boa straordinariamente simile al serpente del Genesi così come Michelangelo lo ritrae negli affreschi della Cappella Sistina.
Ma le analogie non riguardano soltanto il bestiario del Piccolo Principe, con le pecore che rinviano alla parabola evangelica del pastore e la volpe che diventa il simbolo della tenerezza di Dio verso l’uomo («Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore» è il versetto di Osea rievocato da Romeo). In molti casi la sovrapposizione delle immagini risulta pressoché perfetta. Succede con il personaggio

 del Vanitoso, al quale si adatta benissimo la dura requisitoria del Qoelet («Vanità delle vanità: tutto è vanità»), ma l’analogia appare strettissima anche nell’episodio del Piccolo Principe presso il pozzo, luogo caro alla tradizione biblica e centrale nella predicazione di Gesù, come dimostra il dialogo con la Samaritana. Non diversamente, la relazione tra il protagonista e la sua Rosa si risolve in una struggente variazione del Cantico dei Cantici.
Anche quando appaiono imprevedibili, le analogie restano in ogni caso stringenti. Com’è noto, il Piccolo Principe deve darsi da fare per estirpare le erbacce dal suo asteroide. Si comporta come il seminatore della parabola di Luca e, così facendo, evita i guasti della zizzania descritta da Matteo.
Ma è con l’approssimarsi al finale del racconto che la trama biblica – o, meglio, evangelica – si fa più evidente. Nelle parole con cui il Piccolo Principe lascia intendere che il momento della sua partenza è ormai imminente riecheggia infatti il grande discorso di commiato del Vangelo di Giovanni e lo stesso avventurarsi del protagonista nel deserto ricorda l’isolarsi di Gesù sul Getsemani. La connotazione cristologica si fa sempre più marcata, tant’è vero che la stessa morte del Piccolo Principe, in questa prospettiva, diventa un’allusione alla Passione. Il sacrificio di sé, però, si accompagna alla promessa del ritorno definitivo, nel quale l’aviatore, proprio come i discepoli all’indomani dell’Ascensione, continua a sperare.
Più di ogni altro, è il tema dell’“essenziale”, nascosto nell’invisibile e nella piccolezza, a suggerire la continuità tra la Bibbia e il capolavoro di Saint-Exupéry. Secondo l’indicazione di Romeo, l’essenziale è ciò che si scopre «quando non si trova ciò che si cerca». È l’esperienza che Maria di Magdala compie nel mattino di Pasqua, è la salvezza nella quale lo stesso Saint-Exupéry confida quando, rivolgendosi a Dio, confessa: «Io non ho creduto molto in voi ma sono debole e amo la speranza». Un’ammissione che vale per i santi come per i peccatori. Perché tutti gli adulti, un tempo, sono stati bambini.
in “Avvenire” del 29 gennaio 2015