«[Nella vita eterna] mia moglie, piuttosto che mia, sarà la sposa di Dio. Posso accettarlo senza gelosia. In questo senso, non mi sento in concorrenza. Quell'unione alla sorgente è la condizione per cui possiamo essere più profondamente l'uno per l'altro.
Ma c'è qualcosa che mi fa tremare. Là, il grado d'intimità non sarà più finizione dello spazio, ma dell'amore. Più vicino a mia moglie sarà l'uomo che l'avrà maggiormente amata.
Sarò io? Se quaggiù la possiedo come un proprietario, con sazia indifferenza, un altro può pregare per lei e prendersi segretamente cura di lei nella sua solitudine: è il suo volto che, nel nuovo giorno, le sembrerà il più coniugale, ed ella sarà più con lui che con me.
Il dogma di un simile paradiso, lo confesso, non mi dà grande conforto. Ne avrei fatto volentieri a meno. Recalcitro davanti a tale pungolo. La sua prospettiva di gloria è una scheggia nella carne».
Fabrice Hadjadi, Mistica della carne. La profondità dei sessi, 188-189
Vita nella verità
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