Il bagno di realtà
di mons. Diarmuid Martin
Le parole dell'arcivescovo di Dublino sull'esito del referendum irlandese che ha visto prevalere nettamente il sì ai matrimoni gay. 
(traduzione di www.vinonuovo.it)
«Penso davvero che la Chiesa abbia bisogno di compiere un esame di realtà, un esame a tutti i livelli, per verificare quello che va bene, ma anche quegli ambiti sui quali dobbiamo cominciare a chiederci: "Attenzione, ci siamo allontanati del tutto dai giovani?".
Il risultato del referendum è stato un voto schiacciante in una direzione precisa. Ho apprezzato il fatto che gli attivsti dei movimenti gay e lesbiche abbiano accolto questo risultato come qualcosa che arricchirà la loro vita. Penso che siamo di fronte a una rivoluzione sociale, che non è cominciata oggi. È una rivoluzione sociale che sta andando avanti e forse nella Chiesa la gente non ha ancora piena consapevolezza di ciò che è in gioco.
È chiaro che se l'esito di questo referendum è l'affermazione di quanto i giovani pensano, allora di fronte a questa realtà la Chiesa ha un compito impegnativo nel cercare di trovare il linguaggio giusto per trasmettere e far giungere il suo messaggio ai giovani. Non solo su questo tema, ma in generale.
Come Chiesa è importante non cadere nella tentazione di negare la realtà. Non promuoveremo mai un senso di rinnovamento se andremo avanti semplicemente a negare questo stato di cose.
Quando incontrai papa Benedetto, subito dopo la mia nomina ad arcivescovo di Dublino, il Papa mi chiese quali fossero i punti di contatto tra la Chiesa cattolica e gli ambiti in cui si stava formando il futuro della cultura irlandese. Credo che la domanda che oggi la Chiesa deve porsi qui in Irlanda sia questa.
Molti di questi giovani che hanno votato Sì al referendum hanno studiato nelle nostre scuole cattoliche per dodici anni. C'è una grossa sfida da raccogliere ed è quella di verificare come trasmettiamo il messaggio della Chiesa. Dobbiamo chiederci con franchezza: "Stiamo perdendo del tutto i giovani?". Stiamo diventando una Chiesa di quelli che la pensano tutti allo stesso modo, una sorta di rifugio sicurio per quelli che la pensano come noi.
Questo non significa rinunciare a trasmettere il nostro insegnamento sui valori fondamentali del matrimonio e della famiglia. E non significa nemmeno scavare delle trincee.
Abbiamo bisogno di trovare un nuovo linguaggio che sia essenzialmente nostro ma allo stesso tempo parli, sia compreso e possa essere anche apprezzato dagli altri.
Tendiamo troppo a pensare al bianco e al nero, ma la maggior parte di noi viviamo nell'ambito del grigio; e dal momento che la Chiesa ha un insegnamento duro sembra che con questo condanni tutti coloro che non sono in linea.
Ma noi viviamo tutti nella zona grigia. Tutti sperimentiamo dei fallimenti. Tutti siamo intolleranti. Tutti compiamo degli sbagli. Tutti pecchiamo e ci rialziamo di nuovo proprio con l'aiuto di un'istituzione (la Chiesa) che dovrebbe essere lì proprio per questo.
E allora se l'insegnamento della Chiesa non è espresso con le parole dell'amore vuol dire che stiamo sbagliando».