«La formula d'invocazione più impiegata in questo processo è: "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore", cioè "accoglimi alla tua presenza misericordiosa".
Questa formula può essere recitata come consiglia Nicodemo Agiorita nel suo Enchiridion: viene pronunciata tutta intera durante l'inspirazione, quindi il respiro viene trattenuto per un attimo, segue l'espirazione che deve essere rapida per non distrarre l'attenzione, perché è nel momento in cui si inspira e si trattiene il fiato che l'intelletto compie il movimento di ritorno nel profondo.
Si può anche recitare la preghiera così come la spiega il Pellegrino russo, sincronizzando con l'inspirazione le parole: "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio", e quindi con l'espirazione la supplica: "abbi pietà di me peccatore". Sincronizzazione posta a servizio di un'altra più profonda, che concerne il ritmo del cuore: ogni parola della preghiera deve essere pronunciata su un battito del cuore.
Queste due sincronizzazioni possono essere armonizzate soltanto se si rallenta la respirazione, in modo che la durata complessiva dell'inspirazione e dell'espirazione corrisponda almeno a tre battiti del cuore per la formula di preghiera breve ("Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me") e a quattro o cinque per la formula più lunga ricordata sopra.
A poco a poco la preghiera diventa spontanea, ininterrotta, e il cuore-intelletto che in principio trasale furtivamente come dolcemente sfiorato dal fuoco, poi si infiamma, diventa luce e occhio capace di vedere la luce. L'invocazione si identifica con i battiti del cuore senza neppur più essere pronunciata, "preghiera al di fuori della preghiera". All'atto della preghiera subentra uno stato-di preghiera. E questo stato rivela la vera natura dell'uomo, la vera natura degli esseri e delle cose.
"Quando lo Spirito stabilisce la propria dimora in un uomo, questi non può più smettere di pregare, lo Spirito non smette di pregare in lui. Dorma o vegli, la preghiera non si separa dal suo cuore. Mentre beve, mangia, dorme o lavora, il profumo della preghiera esala dalla sua anima. Ormai non prega più a momenti determinati, ma in ogni tempo... I moti dell'intelligenza purificata sono voci mute che cantano, in segreto, una salmodia all'Invisibile" (Isacco il Siro, Trattato ascetico, 35)».
Olivier Clément, Occhio di fuoco. Eros e kosmos, 88-89.