«Condivido volentieri questo articolo di Paolo Tassinari, che esprime molto bene sia le ragioni di criticità circa alcuni aspetti del ddl sulle unioni civili, sia i motivi di perplessità relativi alla manifestazione del Family Day. 
Aggiungo un'osservazione "storica": la prima edizione del Family Day nel 2007 contribuì a far cadere il governo Prodi, colpevole di aver presentato una proposta di regolamentazione delle unioni civili nella forma molto moderata del DICO, che non sfiorava neppure da lontano l'aspetto della adozione per le coppie omosessuali.
Da allora molte cose sono cambiate; la manifestazione di sabato - per quanto possa essere imponente - non scalfira' neppure la tenuta dell'attuale governo. 
Tuttavia una lezione dovrebbe essere tratta: la posizione massimalista assunta all'epoca dai vertici della Chiesa cattolica ha ottenuto soltanto di posticipare il problema, creando le condizioni per la stesura di un disegno di legge che è senza dubbio più avanzato sul fronte della omo-genitorialita'. 
Insomma, chi troppo vuole, nulla stringe: chiunque sceglie la strategia di mostrare i muscoli, si espone sempre al rischio di incontrare prima o poi un avversario più corpulento che lo mette al tappeto.
A mio avviso, lo stile della Croce - lo stile della misericordia - dovrebbe suggerire l'opportunità per la comunità ecclesiale di prendere le distanze da qualunque tentazione di cedere alla volontà di potenza, sia pure a fin di bene. Come scrive il 

teologo Werbick: "Gesù di Nazareth vede le persone volentieri, anche quando va loro incontro con una critica o addirittura adirato. Egli testimonia un Dio che affascina, che vede gli uomini volentieri e vuole guadagnare ciascuno di loro". Non dovrebbe essere questo anche lo stile della Chiesa?».
Duilio Albarello, su Facebook

Paolo Tassinari

 

A PROPOSITO DEL FAMILY DAY

Fra pochi giorni si terrà a Roma al Circo Massimo il “Family Day”: mentre da un lato sono condivisibili alcune delle istanze per cui buona parte del mondo cattolico ha scelto di aderire a questa manifestazione (sostenere la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, ribadire che il bisogno dei minori è di crescere con un papà ed una mamma, il rifiuto del mercato dell’utero in affitto), dall'altro trovano ampio spazio anche coloro che si contrappongono integralisticamente a qualunque forma di riconoscimento delle unioni di fatto.

Le ragioni di questi ultimi purtroppo sembrano prevalere sulle buone ragioni delle diverse anime ispiratrici dell’evento, almeno stando a dichiarazioni apparse sui social network, e non sarà facile smarcarsi per alcune di esse, più equilibrate e propositive.
Ad esempio, in un comunicato a firma di Toni Brandi (Presidente ProVita onlus) è scritto: “E' ufficiale: il 30 gennaio ci ritroveremo tutti a Roma al Circo Massimo per far sentire forte la nostra voce contro le unioni civili e contro ogni compromesso sul ddl Cirinnà; per manifestare il nostro amore per il bene comune e per i diritti dei bambini, i quali hanno bisogno di una mamma e un papà”.

E’ vero che il ddl Cirinnà è un documento inadeguato, perchè sembra fare “copia/incolla” di ciò che è proprio della famiglia per poi applicarlo frettolosamente alla unione omosessuale; è altrettanto vero però che una proposta alternativa non è stata avanzata in questi anni dal variegato mondo cattolico, il quale sovente ha declinato l’entrata nel merito della questione, come se farlo fosse una resa alle posizioni laiciste.

Hanno scritto in questi giorni i Vescovi piemontesi: “Ribadiamo che tutte le unioni di coppie, comprese quelle omosessuali, non possono essere equiparate al matrimonio e alla famiglia. Tenuto fermo questo principio, anche le unioni omosessuali, come tutte le unioni affettive di fatto, richiedono una regolamentazione chiara di diritti e di doveri, espressa con saggezza. Riconosciamo certo la grande importanza e la delicatezza di questo tema che deve essere affrontato e dibattuto, ma non pervenendo a compromessi politici, frutto di equilibrismi tra poteri, che porterebbero a conseguenze negative a tutti i livelli, sociali e culturali, per le famiglie stesse”. 
Prendere sul serio le istanze delle coppie omosessuali quindi è oggi un compito del legislatore riconosciuto dai Vescovi non solo piemontesi, e affidato ad ognuno secondo le proprie specificità: come comunità cristiana però quale immagine stiamo restituendo con eventi come quello previsto il 30 gennaio? Cosa stanno pensando "di noi" le coppie omosessuali?

È ingenuo sostenere che la famiglia sia oggi sotto attacco perché anche in Italia, dopo tanti altri paesi europei che l’hanno già fatto, forse si arriverà a una qualche legislazione in tema di unioni omosessuali; a minare la famiglia piuttosto è la perdita del lavoro, il mancato sostegno alle famiglie numerose, la violenza entro le mura domestiche, l’odio fra i coniugi, i rancori tra fratelli, prepotenze più o meno taciute, eredità contese e cose del genere. Su questi fronti è necessario fare sentire la voce della comunità cristiana, affinchè si promuovano politiche familiari lungimiranti e coraggiose, e l’impegno del mondo cattolico nelle sue diverse componenti di certo non manca.

Nello stesso tempo però rispetto alla discussione in corso, il ruolo dei laici cattolici è quello di essere il “partito della famiglia”, o di un’idea di famiglia, come se si trattasse di una competizione tra gruppi, oppure è quello di operare per il bene comune, cioè a favore di tutti? E il bene comune è certamente quello delle famiglie fondate sul matrimonio, ma riguarda anche i divorziati, i conviventi e le coppie omosessuali: avere chiara questa prospettiva, mantenendo il senso delle differenze, significa riconoscere e “dire bene” del positivo che c'è in ogni autentico legame caratterizzato da affetto, fedeltà, impegno e stabilità.
Una certa parte del cattolicesimo italiano e specialmente di quello da cui proviene l'iniziativa del Family Day, pare invece resistere a questa logica di “bene-dizione”, che anche in Italia chiede di essere tradotta in “buona-dizione” attraverso scelte politiche e legislative ponderate e sagge; una questione di “stile”, come il recente Convegno ecclesiale di Firenze ha mostrato, piuttosto che di “piazza”.

Scrive acutamente Duilio Albarello, teologo monregalese, sulla sua pagina di Facebook: “Pure i laici cattolici dovrebbero avere la creatività di trovare forme meno ambigue e meno equivocabili della dimostrazione muscolare, per esprimere il loro eventuale dissenso, così da evitare che il loro essere sale e lievito, assumendo una misura sproporzionata, finisca di far esplodere la pasta e di rendere il cibo immangiabile”.