"«Gesù, dunque, stanco dal camminare, stava così a sedere presso la fonte».
Anche la stanchezza è una buona compagna del nostro camminare. In una parola umanissima – niente di più umano della nostra povertà - viene raccolto un insieme di sofferenze, che la religione smorza ma non porta via.
Non c’è che una stanchezza, la stanchezza del vivere, che è poi la stanchezza del cercare, la stanchezza d’amare... e verrà «riposata» soltanto di là.
«Io ho cercato nelle notti Colui che l’anima mia ama: io l’ho cercato e non l’ho trovato. Ora mi leverò e andrò attorno per la città, per le strade e per le piazze: io cercherò Colui che l’anima mia ama: io l’ho cercato ma non l’ho trovato. - «Ho detto alle guardie che vanno attorno per la città: Avete voi visto Colui che l’anima mia ama?» (dal Cantico dei Cantici).
Gesù cerca come io cerco: si stanca come io mi stanco. C’è una sola maniera di stancarsi perché c’è una sola maniera d’amare. Egli ha il mio cuore e si guadagna tante stanchezze e ben più grandi delle mie, come più grande è il suo cuore, più grande il suo amore. Egli cerca come io cerco, ma compiutamente Egli cerca: per una realtà più vera, per una gioia più piena, per un bene che resta. (...)
Cerco l’uomo, e la natura mi riposa. L’uomo m’inquieta. Il divino che è nell’uomo è così inafferrabile che m’inquieta, mentre la natura mi riposa. Mi riposo e attendo. La pazienza dell’amore riposa l’amore.
Chi attende, dopo aver cercato, è come se continuasse a cercare. Molti attendono senza aver prima cercato: attendono tutta la vita senza cercare. Perché il cercare è qualcosa di più di un dovere compiuto senza passione o di una regola obbedita senza amore…"
don Primo Mazzolari, La samaritana, (1943)