Uso lo strumento mail (e sms, WA, FB) analogamente a come uso tutto ciò che mi serve per comunicare con chi è vicino e con chi è lontano. Tento di essere consapevole del fatto che sia una comunicazione diversa da quella operata con occhi, lingua, volto, corpo. Dico “diversa”, non “di minor valore”.
Capisco che la tentazione di “nascondersi” dietro la tastiera sia presente in me come in tutti, ma posso dire che - laddove è stato possibile - ho sempre cercato prima e dopo di accompagnare la mail col dialogo e l’incontro a tu per tu.
Sappiamo bene che un testo - nel momento in cui esce dal cuore e dalla tastiera dell’autore, che ha la responsabilità di scriverlo meglio che può - è in balìa del lettore, che ha la responsabilità di leggerlo meglio che può!
Non dimentichiamo che - pur non essendo il cristianesimo una “religione del Libro” - noi crediamo ad una Rivelazione “at-testata” (cioè per noi rinvenibile oggi nei testi ispirati della Sacra Scrittura).
E’ anche vero che non tutti sono abituati a scrivere e non tutti hanno le capacità per mettere per iscritto in modo chiaro ciò che pensano.
Vi pregherei di usarmi la cortesia di provare a leggere le mie mail sempre “per il lato giusto”, cercando di interpretare nel loro lato migliore le possibili-inevitabili “ambiguità”, senza dimenticare chi è l’autore, cioè il sottoscritto e non un’altra persona. Io cercherò di affinare ulteriormente le espressioni, ma vi assicuro che già dedico le mie attenzioni a scegliere le parole più adatte.
Aggiungo alcune caratteristiche della mail (così come della sua nonna, la lettera cartacea) che la rendono adatta per una relazione seria e forte (come quella pastorale, p.e.): 1. la mail raggiunge tutti i destinatari con lo stesso testo; è vero che ciascuno rischia di interpretarlo come vuole, ma è “democratico” che tutte le persone coinvolte conoscano le questioni allo stesso livello e contemporaneamente; 2. dedicare energie a mettere per iscritto il proprio pensiero permette al trasmittente di chiarirsi le idee e di cercare le espressioni più adatte per renderlo comprensibile; 3. consente a chi la riceve di reagire a caldo (magari anche arrabbiandosi) in privata sede, senza doversi scagliare a caldo sull’interlocutore; consente di andare a rileggere quanto scritto; consente di prepararsi una risposta; 4. “scripta manent”, nella loro formulazione fissata, registrata con tempo e luogo; 5. la sinteticità (se non si vuole scrivere tutte le volte la Divina Commedia) favorisce la chiarezza delle rispettive posizioni e il raggiungimento degli obiettivi comuni.
A chi dice che la mail è impersonale o può essere ambigua, vorrei ricordare che per secoli i popoli hanno subìto travisamenti e tradimenti ad opera di sguardi, baci (!), strette di mano, “chiacchierate”… e anche lettere.
Invochiamo la capacità di saper usare al meglio tutti gli strumenti a nostra disposizione e la sapienza di saper distinguere quali e come usarli, tenendo conto delle diverse necessità comunicative.
don Chisciotte Mc