"E chi è il mio prossimo?".
Sono giorni che posto (sul sito e su FB) qualcosa sul mio amico e confratello Renato, morto il 7 luglio.
Ma non mi viene da postare nulla su altre morti, per esempio le 84 vittime di Nizza.
Ringrazio il Vangelo che da mercoledì ha depositato nelle mie orecchie ancora una volta questa domanda a metà strada tra l'irriverente, l'indispettito e la vera ignoranza: "E chi è il mio prossimo?" (Lc 10,29). Di chi mi devo prendere cura?
Di tutti, verrebbe da dire, alla scuola del cuore grande di Dio Padre. Con la globalizzazione, veniamo a conoscenza dei drammi di tutto il mondo e non possiamo più dire di non sapere (anche oggi moriranno 100.000 persone per mancanza di cibo). Si sono moltiplicate le occasioni per lasciarsi interpellare e fare del bene (dalle mobilitazioni ai progetti di sviluppo, dall'impegno politico alle scelte di consumo critico).
Gesù, Verbo incarnato in un mondo "antico" e molto più piccolo del nostro, mi richiama alla concretezza del mio essere: il mio "prossimo" è colui che è vicino, affettivamente vicino, fisicamente vicino.
Le componenenti della mia persona (corpo, animo e spirito) sono chiamate a tendere ad una reciproca e sempre più profonda armonizzazione, affinché ciò che la parte invisibile (emozioni, intuizioni, sentimenti, volontà, fede) mi indica trovi concretizzazione in ciò che la parte visibile agisce (mani, gambe, occhi, portafoglio); e - reciprocamente - ciò che la parte visibile opera sia fatto in coerenza con ciò che sento, provo, credo.
Frequento i social; sostengo Amnesty International, Emergency, Medici Senza Frontiere, Terres des Hommes, Mani Tese, Pax Christi, PIME e mi informo su ciò che fanno in molte zone del mondo, laddove sono "prossimi" a infinite situazioni di infinito bisogno; mi interesso di politica e sociale e cerco di votare coloro che operano bene per la mia Nazione e il mio paese.
Ma i più "prossimi" restano coloro coi quali anche il mio corpo può avere una interazione diretta: coloro coi quali vivo, i comparrocchiani, i familiari, coloro che percorrono le stesse strade che percorro io.
Senza nulla togliere al dolore di chi è vicino ad altre persone e situazioni di dolore; senza trascurare l'interdipendenza tra le scelte fatte nelle più disparate parti del mondo; senza dimenticare la preghiera per tutti coloro coi quali condivido la natura umana; sentendomi parte di un creato che è "casa comune"... accetto che il mio prossimo non possa non essere il mio vicino di camera, il mio amico Renato.
E ribadisco la forza rivoluzionaria dello stile di Gesù: «Va' e anche tu fa lo stesso!» (Lc 10,37). Se ciascuno sentisse e vivesse il "prendersi cura" del suo vicino, nel mondo non ci sarebbe nessuno abbandonato, povero, affamato, nudo, solo, angosciato.
don Chisciotte Mc