«Più la realtà della vita si fa complessa, più le istituzioni degradano in organizzazioni con prestatori d’opera specializzati, settorializzazione delle competenze, piani di lavoro da eseguire. Anche la parrocchia rischia di burocratizzarsi: fornisce servizi a fedeli-consumatori i quali, ottenuto quel che cercano, lasciano l’offerta e se ne vanno. La consistenza di una comunità cristiana, il suo stile, sta nel seguire il Signore e quindi nell’incarnarsi. (...) Non si tratta di elaborare piani di lavoro dal di fuori per poi cambiare le cose, quanto di chiedersi che cosa succede mentre viviamo. La Chiesa dovrebbe aiutare le persone a leggere la loro esistenza, riconducendola sempre al mistero pasquale di Gesù, che illumina e dà speranza. Le persone aiutate si riappropriano della loro vita, ne sentono il gusto e la bellezza: si riconoscono figli amati e benedetti. Quando una parrocchia aiuta in questo, ha fatto molto più che "intercettare" i bisogni: è stata strumento della Grazia. (...) Direi di verificare come stiamo messi a gioia, a stile missionario e più in generale a rapporto con il mondo. Non mi avventurerei in riforme pastorali senza aver messo a fuoco questi tre nuclei. Una prassi pastorale rabbiosa, risentita o triste, insoddisfatta e capace solo di lamentazioni e rimproveri, necessita di una conversione alla gioia. Necessita di rifare amicizia con Gesù Cristo». (continua:2016_07_luglio
La parrocchia rischia di burocratizzarsi
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«Più la realtà della vita si fa complessa, più le istituzioni degradano in organizzazioni con prestatori d’opera specializzati, settorializzazione delle competenze, piani di lavoro da eseguire. Anche la parrocchia rischia di burocratizzarsi: fornisce servizi a fedeli-consumatori i quali, ottenuto quel che cercano, lasciano l’offerta e se ne vanno. La consistenza di una comunità cristiana, il suo stile, sta nel seguire il Signore e quindi nell’incarnarsi. (...) Non si tratta di elaborare piani di lavoro dal di fuori per poi cambiare le cose, quanto di chiedersi che cosa succede mentre viviamo. La Chiesa dovrebbe aiutare le persone a leggere la loro esistenza, riconducendola sempre al mistero pasquale di Gesù, che illumina e dà speranza. Le persone aiutate si riappropriano della loro vita, ne sentono il gusto e la bellezza: si riconoscono figli amati e benedetti. Quando una parrocchia aiuta in questo, ha fatto molto più che "intercettare" i bisogni: è stata strumento della Grazia. (...) Direi di verificare come stiamo messi a gioia, a stile missionario e più in generale a rapporto con il mondo. Non mi avventurerei in riforme pastorali senza aver messo a fuoco questi tre nuclei. Una prassi pastorale rabbiosa, risentita o triste, insoddisfatta e capace solo di lamentazioni e rimproveri, necessita di una conversione alla gioia. Necessita di rifare amicizia con Gesù Cristo». (continua: