Undici anni iniziavo a postare (non ancora regolarmente) su http://seiunoseitre.blogspot.it/.
Ecco - a mo' di esempio - il post del 6 giugno 2006:

MA I CATTOLICI SANNO RIDERE?
da www.chiesadimilano.it/ a cura di Francesco Anfossi
I cattolici sono dotati di senso dell’umorismo? In una parola: sanno ridere? Rispondono monsignor Gianfranco Ravasi, biblista, e lo scrittore Vittorio Messori. 
RAVASI «È scomparso totalmente il senso dell’umorismo» 
Monsignor Ravasi, riso e cristianesimo si conciliano? «C’è un famoso asserto riferito alla figura del Cristo nei Vangeli: "Leggo che ha pianto, ma che abbia riso, mai". Se stiamo a Cristo in quanto tale effettivamente è così. Però Luca nel Vangelo usa ben quattro termini diversi per esprimere la felicità. Ciò significa che esisteva il senso gioioso della Buona Novella. Paolo ai Filippesi raccomanda: "Siate sempre allegri nel Signore. Ve lo ripeto: siate allegri". Le radici cristiane conoscono la gioia e la felicità. Una gioia che rasenta l’allegria e perfino la scurrilità. Come nel Risus paschalis: il giorno di Pasqua, per rappresentare la Risurrezione, ci si abbandonava a lazzi di ogni genere, alcune volte anche di cattivo gusto».
E oggi? L’allegria circola tra i cattolici? «Oggi avverto tra i cattolici due correnti antitetiche rispetto alla gioia: da una parte una grande banalità e superficialità. Dall’altra una seriosità che è quasi la reazione all’ottusità del nostro mondo nei confronti dei valori. Il che non è certo esaltante. Anche perché al senso dell’umorismo giova l’intensità dell’esperienza cristiana vissuta dai credenti autentici: la solidarietà, l’amore, le grandi partecipazioni corali. I cattolici d’oggi poi sono sprovvisti di humour, quello che aveva Chesterton, per capirci. Ed è drammatico, perché l’umorismo vero è intelligenza. È saper andare al di là delle cose, trovando il limite, ma senza morire sul limite. Jonesco scriveva: dove non c’è umorismo, c’è il campo di concentramento».
Le viene in mente un personaggio del mondo ecclesiale con uno spiccato senso dell’humour? «Mah, il cardinale di Bologna Biffi, non a caso grande lettore di Chesterton. Poi il vescovo di Ivrea Bettazzi. Tra i laici penso a Santucci, che ha ereditato l’ironia manzoniana. A fatica riesco a trovarne altri».
E, parlando più in generale, chi la fa più ridere? «Le vignette di Giannelli, sul Corriere della Sera. Oppure le strips del Giornalino. In particolare quelle degli Antenati e dell’orso Yoghi».
Difficile immaginare il biblista Ravasi immerso nelle strips degli Antenati...«E perché no? Anch’io sento il bisogno di distrarmi e di rallegrarmi. Concludo con una preghiera di santa Teresa D’Avila: "O Signore, liberami dalle sciocche devozioni dei santi dalla faccia triste"». (...)