La prima impressione è fondamentale. Tuttavia, può anche ingannare, come dimostra il progetto fotografico di Jay Weinstein. Tre anni fa, l’australiano trasferitosi a Mumbai si trovava in viaggio in India e stava scattando delle foto ai passeggeri in una stazione ferroviaria molto affollata nel Rajasthan, quando incontrò un uomo dallo sguardo severo, diffidente, che lo intimidiva. Dopo qualche esitazione gli chiese se poteva fargli una foto. E d’improvviso l’espressione dello sconosciuto si trasformò in un viso gioviale, genuino, empatico. In quel momento Weinstein aveva anche trovato il tema per il suo lavoro: «So I asked them to smile» (Poi gli ho chiesto di sorridere). Da allora il fotografo viaggia per il mondo (ma soprattutto in India) e chiede agli sconosciuti di posare per lui. Scatta due foto: una senza sorriso e l’altra col volto irradiato da un sorriso.
Gli scatti “prima e dopo” sono semplici ma molto potenti. Un progetto contro gli stereotipi e la paura persistente e spesso ingiustificata verso gli sconosciuti. Volutamente il fotografo non aggiunge il nome, l’età, la religione, l’etnia, l’occupazione dei suoi soggetti. Solo persone. Con e senza sorriso. E il luogo dove sono state scattate. «Il mio obiettivo è quello di mostrare quanto un semplice sorriso sia sufficiente a mettere in discussione le nostre prime impressioni» (Jay Weinstein/Instagram).