Io, donna isola. Lui, uomo porno
di Massimo Gramellini
Caro Massimo,
Sono sposata da quasi otto anni, amo mio marito, abbiamo un matrimonio «normale», per quanto poco mi piaccia questo termine, nel senso che ci sono giornate sì e giornate no come tutti, e come non tutti abbiamo il problema di un figlio che non ne vuole sapere di arrivare, ma questa è un’altra storia, lunga e dolorosa. Ecco, una cerca di essere positiva, di guardare avanti col sorriso sulle labbra (anche se a volte vorresti solo urlare). Poi ti accorgi che tuo marito ti guarda meno. È stanco, è in ritardo: tutte le scuse sono buone per non calcolarti. E un giorno, mentre prendi il tablet per giocare a Candy Crush, scopri che è un habitué di siti porno. Io non sono bacchettona, penso che una volta ogni tanto possa pure starci. Ma quasi ogni giorno? Non so che cosa fare, con chi parlarne, come affrontare con lui l’argomento. È umiliante sentirsi rifiutata: ti senti come un mendicante in cerca di una briciola d’amore. Sentirmi desiderata, amata: questo mi manca. Forse tu che sei un uomo potrai dirmi qualcosa.
L’unico aspetto della tua lettera a me ignoto è Candy Crush. Non ho mai frequentato un videogioco in vita mia e sicuramente mi sono perso qualcosa. Ma sempre meno di quello che si perdono le persone come tuo marito che a un certo punto della loro esistenza decidono di sostituire gli amplessi veri con quelli oftalmici.
Non ho nulla contro le
regressioni all’adolescenza e per esperienza personale posso affermare che l’onanismo non porta alla cecità (al massimo a un lieve astigmatismo). Però il sesso è come la vita, anzi è la vita: troppo individualismo non fa bene alla salute. Molto meglio condividere.
La situazione purtroppo è drammatica e, se ti può consolare, assai diffusa. Il crollo del desiderio nel maschio, e non solo, ha raggiunto tali vette che, se oggi una Lisistrata tornasse a proporre lo sciopero del sesso alle mogli ateniesi, verrebbe portata in trionfo dai mariti e forse anche dagli amanti, felici di poter tirare il fiato qualche notte per dedicarsi a temi davvero erotici come il calciomercato. Nel tentativo di darti una risposta all’altezza, ho compulsato un libriccino uscito da poco: Sex Out, del tedesco Wilhelm Schmid.
La prima riga mi ha fulminato. «So che forse ci sono cose più gravi». Non sono andato oltre. Il problema del calo del desiderio sono proprio i maschi come Schmid, che pensano che il calo del desiderio sia un problema meno importante degli indici di Wall Street. Il sesso è un tabù di cui si parla solo per deriderlo. Al punto che, quando uno scrittore decide di affrontarlo seriamente, se ne vergogna e sente l’esigenza di dover premettere: so bene che ci sono cose più gravi. Io francamente non ne vedo. Se anche solo la metà della popolazione adulta occidentale facesse sesso in modo felice e giocoso, molte tensioni e nevrosi svanirebbero.
In giro ci sarebbero meno acidità, meno rabbia, meno volgarità. Le ragioni del calo del desiderio sono tante e non è il caso che mi metta a fare il sociologo della mutua elencandotele qui. Azzardo solo un modesto suggerimento: parlagliene. Vinci l’imbarazzo e affronta il toro (si fa per dire) per le corna, mettendolo davanti al problema che tenta di rimuovere. Che cosa lo ha indotto a preferire stabilmente le immagini dei siti porno a una donna in carne e ossa? Ci sono fantasie che a letto non ha il coraggio di sperimentare e nemmeno di raccontarti per paura di una tua reazione censoria? O la ricerca spasmodica del figlio ha trasformato il vostro sesso in una pratica automatica e strumentale?
Nel rapporto con una donna i maschi passano dalla fase in cui hanno il terrore di metterla incinta a quella in cui hanno il compito di riuscirci e spesso finiscono per rovinarsi entrambi i momenti, al punto da preferire la rilassante assenza di responsabilità garantita da un rapporto virtuale.
Di questo e altro una coppia dovrebbe parlare, anche se non lo fa quasi mai. Con i bei risultati che vediamo. Un mare di unioni «bianche». Ma due partner che non fanno più l’amore non sono amanti. Sono solo parenti. Perciò staccati per dieci minuti da Candy Crush e invita anche lui a spegnere il tablet. Se proprio non ci riesci, mandagli una mail.