2. «Ha la vocazione». Tradizionalissima espressione, che conferma una visione "al singolare" (e un po' "material-possessiva"): l'evento ha riguardato il soggetto e forse si è pure concluso in un lasso di tempo limitato - se non addirittura in un "lampo-visione" abbagliante ("Ha avuto la vocazione") - durante il quale il soggetto ha ricevuto l'informativa riguardante la direzione da dare alla sua vita. Anche in questo caso ci fa bene l'osservazione della vocazione coniugale ("Ma esiste anche questa vocazione?!"): per quanto uno/a pensi di essersi innamorato/a di un'altra persona, fintanto che l'altro/a non cor-risponde (risponde "con" e col "cor"), non si creerà una reale storia di coppia. E perché prosegua (sia davvero una "storia" e non un "colpo di fulmine") ha bisogno di tempo e di innumerevoli conferme. Affinché la vocazione ministeriale sia una chiamata, deve conservare una struttura dialogica. Con una avvertenza: il dialogo amoroso di cui si tratta non si svolge primariamente tra il singolo e una "voce" di Dio ascoltata interiormente, bensì tra colui che umilmente dichiara di aver intuito una chiamata e coloro che una Chiesa incarica per il servizio di valorizzazione-discernimento di tale intuizione. Grande responsabilità quest'ultima, da viversi come obbedienza allo Spirito Santo e certamente non in modo solitario-imperativo, bensì in forma collegiale che rispetti l'ecclesialità.
don Chisciotte Mc
Il linguaggio attorno alla figura del prete - 2
- Dettagli