3. «Consacrato sacerdote» - Pericoloso accostamento di un participio passato ambiguo con un sostantivo impreciso. "Consacrare" significa "rendere sacro", "riservare per un compito o un utilizzo sacro". Tanti studi hanno svelato la pericolosità di una considerazione sacrale della figura del ministro ordinato e di una riduzione del suo compito alla sola funzione cultuale (consacrazione delle ostie durante la messa). Tutta la realtà (esclusi il male e il peccato) viene da Dio e quindi - rigorosamente parlando - non avrebbe bisogno di ulteriori "consacrazioni"; a maggior ragione la creatura umana; con un titolo specifico, il battezzato entra consapevolmente nella vita di Dio al modo di membro del corpo di Cristo che è la Chiesa. Al limite, possiamo intendere la parola "consacrazione" come invocazione dello Spirito Santo in vista di un servizio ecclesiale... ma allora non saremmo lontani dalla teologia del sacramento.
E' poi ormai assodato dal Concilio Vaticano II che tutti i fedeli sono sacerdoti ("Per Cristo, con Cristo e in Cristo" offrono a Dio Padre la loro vita, il loro "corpo come sacrificio vivente", quotidiano) e che l'uso di tale terminologia per i soli vescovi e presbiteri suscita fraintendimenti, quasi che siano gli unici autorizzati ad elevare a Dio preghiere "efficaci ed ascoltate". O - peggio ancora - siano gli unici a celebrare l'eucarestia. In realtà, tutto il popolo di Dio (con tutte le sue funzioni, carismi e ministeri) celebra, mentre vescovi e presbiteri svolgono il servizio specifico della presidenza di tali riti.
don Chisciotte Mc