5. «Bravo ragazzo» - Di solito appare negli articoletti dei fascicoli speciali che le parrocchie stampano in occasione delle ordinazioni... e di solito la firma è della catechista che ha seguito il futuro prete mentre si preparava alla prima Comunione oppure della suora che l'aveva all'asilo. Nella pagina a fianco si può trovare l'espressione della sua maestra delle elementari: «Era bravo a scuola, diligente nei compiti... e molto obbediente».  E non manca la vocina della sciura Maria: «L'è anca un bel fioeu!». E' forte la tentazione di anticipare alla culla quei tratti di "purezza-bellezza-santità-competenza" (!) che si presume di trovare nel prete, magari identificando fin dalla più tenera età i tratti (e i "privilegi") della scelta divina. Non è indispensabile essere stato "un bravo ragazzo" per ricevere l'ordinazione e neppure si  possono vantare dei "meriti" che darebbero accesso al premio finale (l'ordinazione). E' pur vero che non vale nemmeno fare appello al contenuto opposto, che risponde però alla stessa logica: «Da ragazzo ero un poco di buono, ne facevo di tutti i colori, ecc. ecc.... ma adesso ho cambiato vita». Vale per i ministri ordinati la "legge fondamentale" di tutti i cristiani: «Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati» (cfr Gv 15,12). Né un pigro accomodamento su un "meno di questo", né... un presunto o presuntuoso "più di questo".
don Chisciotte Mc