7. «Ha rinunciato a tutto» - Non vorrei offendere la sensibilità di qualcuno, ma ammetto che mi scappa un quarto di sorrisetto quando sento questa espressione. Non voglio cadere nella demagogia di chi attacca la gerarchia denunciandone ricchezze, potere, infedeltà in campo sessuale (su questi temi - ma senza demagogia - sarei anche nella dolce e ferma compagnia di un tal Jorge Maria Bergoglio), però sento doveroso lo sforzo di dare un contenuto al termine "tutto". Un vescovo o un prete cattolici oggi in occidente hanno "tutto" (e più di) quel che serve per vivere: casa, stipendio, auto, tecnologia... e una buona dose di autonomia nella gestione di sé. So bene anch'io che esistono ministri ordinati che - con speciale esemplarità - non si risparmiano nulla e offrono beni, energie, tempo... tutta la vita! Li ringraziamo! Mi si dirà: "Ma rinunciano anche alla moglie!". Vero. Però mi si consentano alcune considerazioni: 1. poiché la Chiesa latina sceglie i suoi candidati al presbiterato e all'episcopato solo tra coloro che hanno la vocazione al celibato, trattandosi proprio di "vocazione" (e non di "castrazione"), essi seguono ciò che è nella loro profonda identità, nel dialogo con la Grazia di Dio che li ha creati e chiamati; non si tratterebbe quindi di una "rinuncia" imposta (anche se resta una scelta talvolta difficile e pesante). 2. I presbiteri e gli episcopi rinunciano a tutte le donne del mondo, i fedeli sposati rinunciano a tutte le donne del mondo tranne una. 3. In un'epoca di "singletudine", non sfugge il rischio di non dare valore al vincolo affettivo (questo sì sarebbe una "rinuncia" alla propria autonomia) e di considerare l'essere "senza la moglie" quasi un benefit! 4. Se oggi la grande nemica della vita è la solitudine, le relazioni instaurate dal ministro ordinato sono davvero l'opposto di una rinuncia, bensì sono un grande "guadagno". I cosiddetti "consigli evangelici" (povertà, castità, obbedienza) sono caratteristici della vita di tutti i cristiani; e per tutti valgono le parole di Gesù: «chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà» (Mt 16,25).
don Chisciotte Mc