8. «Tu es sacerdos in aeternum» - Con buona pace di coloro che cantano queste parole alle ordinazioni presbiterali (o agli anniversari), il "sacerdos" di cui si parla in questo canto non è il prete, bensì Gesù, come scritto nella lettera agli Ebrei (7,17). Il quale - val la pena ridirlo - non era un sacerdote israelitico (non era della tribù di Levi) e non officiava nel Tempio di Gerusalemme. Tutti i battezzati partecipano del suo sacerdozio (cioè offrono la propria vita a Dio Padre) e quindi ciascuno dei battezzati è "sacerdos in aeternum", "a sua immagine". Alcuni vengono ordinati ministri in quanto servi di questo sacerdozio comune... e non il contrario: laici (e laiche) a servire preti, parroci e vescovi. Non dimentichiamo, poi, che Gesù è e resta vivo e operante nella Chiesa e nel mondo, grazie al suo Santo Spirito. E' Lui l'unico Pastore, e tutti gli altri "pastori" sono "sacramenti" della sua cura per il suo popolo. In quanto "sacramenti", sono attuazione e manifestazione della Realtà, cioé di Cristo, nel suo amore pasquale che offre la vita per le pecore (cfr Gv 10). Alcuni ministri ordinati non ce la fanno ad essere sempre e ovunque ottime attuazioni-manifestazioni dell'amore di Cristo Servo che «non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita» (Mc 10,45); meno male che il Pastore Bello e Buono resta Gesù, l'unico per sempre.
don Chisciotte Mc
Il linguaggio attorno alla figura del prete - 8
- Dettagli