«Colui che vorrà diventar grande tra di voi, sia il vostro servo» (Mc 10,43). Gesù ha collegato ogni autorità nella comunità al servizio fraterno. C'è vera autorità spirituale solo dove si adempie al servizio, dell'ascolto, dell'aiuto, del sostegno e dell'annuncio. Il culto della persona, che abbia per oggetto le grandi qualità personali, le capacità fuori del comune, l'energia o le doti di qualcuno, anche se di tipo spirituale, è sempre un culto profano e non trova spazio nella comunità cristiana, anzi l'avvelena. Oggi si sente spesso esprimere il desiderio di «figure vescovili», di «uomini con carisma sacerdotale», di «personalità autorevoli»: molto spesso questo desiderio deriva da un bisogno patologico di ammirare degli uomini, di riferirsi stabilmente ad un'autorità umana visibile, perché sembra troppo modesta l'autentica autorità del servizio. Niente si oppone a tale desiderio più nettamente di quanto non faccia il Nuovo Testamento stesso nel modo in cui delinea la funzione dei vescovo (1 Tm 3,1 ss.).
Qui non è dato trovare alcuna traccia di doti umane affascinanti, di brillanti qualità di una personalità spiritualmente notevole. Il vescovo è un semplice uomo, integro e fedele nel credere e nel vivere, che presta correttamente il proprio servizio alla comunità. La sua autorità è data dall'esecuzione del servizio. La persona in se stessa non ha niente di notevole. Viceversa, se si cerca l'autorità in motivi inautentici, si finisce sempre per istituire nella chiesa qualche rapporto immediato, qualche legame umano. Un'autorità autentica sa quanto sia dannoso ogni specie di rapporto immediato proprio in questioni di autorità, e sa che il suo unico fondamento è il servizio. Un'autorità autentica sa di essere legata in modo strettissimo alla parola di Gesù: «Uno solo è il vostro Maestro, e voi siete tutti fratelli» (Mt 23,8). La comunità non ha bisogno di personalità brillanti ma di fedeli servitori di Gesù e dei fratelli. Non le mancano elementi del primo tipo, ma del secondo. La chiesa darà fiducia solo al semplice servitore della parola di Gesù, perché sa di non esser guidata in questo caso dalla saggezza e dalla presunzione degli uomini, ma dalla parola del buon pastore. II problema della fiducia spirituale, così strettamente connesso a quello dell'autorità, è deciso dal criterio della fedeltà nel servire Gesù Cristo, non in base alla disponibilità di doni straordinari. Si può riconoscere autorità nella cura pastorale solo al servitore di Gesù Cristo, che non cerca autorità per sé, ma che si inchina all'autorità della Parola, come un fratello tra i fratelli.
Dietrich Bonhoeffer, La vita comune