La fatica e la gioia per decidere insieme 
di Enzo Bianchi 
«Le tribolazioni che le chiese ortodosse hanno affrontato in queste ultime settimane e affrontano in questi giorni ricordano a tutti, cristiani di ogni confessione, credenti e non credenti, la fatica della sinodalità, del prendere insieme decisioni che riguardano tutti. Sì, c’è una "fatica della carità", come la definisce san Paolo, una fatica dell’operare il bene nella società, una fatica del giungere concordi a una visione della realtà e a opzioni da assumere che abbiano di mira non gli interessi personali o di una parte ma quelli della collettività, dell’insieme dei credenti o dei cittadini.
La sinodalità così tenacemente propugnata e ricercata anche da papa Francesco non la si ottiene a basso prezzo: richiede pazienza, ascolto dell’altro, disponibilità a compiere con lui due miglia quando ci obbliga a farne uno, e a non fare riserve di noi stessi, capacità di ritmare il proprio passo su quello del più lento, duttilità nel rinunciare agli aspetti non essenziali dei nostri convincimenti, ma anche risolutezza nel tener fede agli impegni presi, rispetto delle decisioni assunte con il concorso di tutti, sollecitudine e santa impazienza in nome di chi dovesse patire lentezze o ignavia, responsabilità verso quanti ci hanno fatto fiducia.
(...) Se, secondo un adagio medievale cattolico mutuato dal codice giustinianeo, "ciò che riguarda tutti deve essere deciso da tutti", l’intervento dirimente di un’autorità superiore può a volte sbloccare situazioni di impasse, imprimere benefiche accelerazioni, ma non è sufficiente a far sì che ciascuno senta come proprio il percorso intrapreso e vi si immetta con fiduciosa convinzione. Del resto la storia della chiesa è ricca di esempi di tentate riforme istituzionali arenatesi per mancanza di condivisione da parte di quanti le avrebbero dovute attuare ai diversi livelli e per carenza di uomini all’altezza del compito (...)».
in “La Stampa” del 19 giugno 2016