Purtroppo (o per fortuna) ho un animo dialettico e spigoloso.
Resto convinto che se un edificio ha delle fondamenta vacillanti, non risolve il problema abbellire le finestre con dei graziosi gerani.
Resto convinto che  se un ragazzo non sa i fondamentali del basket, ai fini della squadra è inutile che faccia delle portentose schiacciate a canestro.
Resto convinto che se alle elementari non si sono capite e studiate le tabelline, si troverà molta difficoltà a finire con frutto le ore di matematica del liceo.
In questo senso, i teologi medievali parlavano di una pars destruens  che deve precedere la pars costruens.
Ma mi sono accorto che se si fanno notare queste ovvietà, i gerani, il cestista e il liceale se la prendono e va a finire che chiudono la testa e il cuore e puntano i piedi... e a quel punto si ottiene l'effetto contrario ad un auspicato rinnovamento.
Cercherò di limitare/modificare la mia prospettiva e il mio stile: porterò in primo piano la bellezza e la saldezza di una casa ben fondata, di un partita giocata bene e di una buona equazione...
lasciando a ciascuno di cogliere ciò che può modificare, a volte riprendendo la propria realtà (il vivere, il conoscere, l'amare, il credere...) dalla base, dalle fondamenta, dall'inizio.
Ma so che non sempre riuscirò in questo proposito...
D'altra parte, già al profeta Geremia fu annunciato che era stato chiamato «per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e piantare» (1,10). Quattro verbi contro due.
don Chisciotte Mc