Il nuovo libro sullo scandalo pedofilia
di Roberto Beretta
Ho letto «Lussuria», il nuovo libro di Emiliano Fittipaldi (il giornalista processato in Vaticano insieme a Gianluigi Nuzzi per la questione Vatileaks) sulla pedofilia e altri scandali sessuali nella Chiesa.
Anzitutto va detto che non si tratta di una vera inchiesta, bensì della composizione in quadro unitario di materiali in grandissima parte già noti (i primi due capitoli s'interessano dei casi internazionali, il terzo di quelli italiani e l'ultimo fa un affondo specifico sulla lobby gay in Vaticano): i fatti effettivamente indagati in prima persona da Fittipaldi sono pochi, il resto ha semmai il merito di restituire un quadro d'insieme effettivamente inquietante anche solo per le cifre: 200 casi di pedofilia oggetto d'indagine tra i preti italiani, circa 400 denunce di molestie e atti pedofili che giungono ogni anno in Vaticano, una stima del 2% di possibili pedofili nel clero italiano...
Ma, al di là dell'orrore e dello scandalo (e anche delle lotte di potere che si intravedono sullo sfondo, con insabbiamenti vergognosi o all'opposto accuse calunniose che coinvolgono cardinali e vescovi dei vari schieramenti pro e contro Bergoglio), che cosa si può dire da cristiani su un libro come questo?
Beh, anzitutto che una mappa del genere non va demonizzata («Ma la Chiesa è ben altro!», «C'è dietro un complotto anticlericale!», «Perché non parlano mai del bene che fanno i preti!», e via di punti esclamativi), anzi costituisce un lavoro utile almeno per avere le dimensioni del fenomeno: che purtroppo non sono trascurabili. Se le cose sono vere (e Fittipaldi nella maggioranza dei casi allinea prove per lo meno credibili), non si vede perché si dovrebbe tacere: la Chiesa ha forse qualche immunità particolare?
Il secondo pensiero riguarda alcuni meccanismi giuridici che
andrebbero sicuramente ripensati. Per esempio l'obbligo di denuncia da parte di vescovi e superiori che vengono a sapere di abusi: oggi non c'è, ma siamo sicuri che sia la prassi più esemplare? Oppure la possibilità del Vaticano, in quanto Stato estero, di opporre il segreto sulla documentazione di casi indagati anche dalle magistrature civili di altre nazioni: è opportuno mantenerlo, almeno in queste fattispecie così odiose e difficili da perseguire? Credo che i cristiani potrebbero trovare strumenti più evangelici (anche nel senso della testimonianza pubblica) per coniugare trasparenza e misericordia, giustizia e tutela di ogni parte in causa.
Terzo spunto (e seguenti): tutti questi casi sono soltanto episodi isolati di perversione, di peccato dei singoli, oppure c'è qualcosa di più strutturalmente «marcio» nell'istituzione, ad esempio nell'attuale formazione del clero? Si può sostenere che la Chiesa, anche inconsciamente, venga «scelta» da persone che magari cercano nella sua rigidità in materia sessuale un aiuto alle proprie difficoltà di relazione - e poi purtroppo cadono in tentazione? Oppure è proprio la richiesta di una castità che si ritiene «impossibile» a scatenare in alcuni soggetti reazioni patologiche? È sbagliato ritenere che eccessivi rapporti fiduciali tra clero e fedeli, promossi sulla base della necessità di una migliore crescita spirituale, creino la sudditanza psicologica che facilita le prevaricazioni? A livello più organizzativo: come si possono migliorare prassi pastorali ed educative che oggettivamente possono mettere in pericolo i soggetti più deboli (non solo bambini) e collocare facilmente i preti nell'occasione di abuso?
Insomma, tutte questioni che lo stesso Fittipaldi riassume - alludendo soprattutto all'Italia - nella domanda: «Le tessere del mosaico formano un sistema?». Personalmente non so rispondere. Ma certo m'interrogo.
18 gennaio 2017
http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=2555