«Viviamo nel tempo dove il passaggio dalla presenza all’assenza che custodisce l’origine del pensiero sembra ostruito. La dipendenza dalla presenza degli oggetti — soprattutto di quelli tecnologici — rafforza l’esigenza della presenza perpetua a scapito di quella dell’assenza. L’accorciamento straordinario delle distanze se per un verso è una grande opportunità per la nostra vita sociale, per un altro contribuisce a evitare l’esperienza necessaria alla parola e al pensiero dell’assenza. Tutto è permanentemente connesso, accessibile, potenzialmente sempre presente. Ma se tutto è sempre presente, accessibile, se tutto ciò che esiste è solo tutto ciò che è presente, allora non viene lasciato alcun spazio alla possibilità della poesia, dell’evocazione dell’assenza, dell’esperienza della distanza che non si colma. In una parola al pensiero. È una evidenza psicologica sempre più diffusa: gli esseri umani fanno sempre più fatica a rinunciare alla presenza dell’oggetto».
Massimo Recalcati (leggi qui l'intero articolo)
2017_02_febbraio
Possibilità della poesia, dell’evocazione dell’assenza, dell’esperienza della distanza che non si colma
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