«La famosa filosofa americana Martha Nussbaum dedica il suo ultimo libro, Anger and Forgiveness: Resentment, Generosity, Justice (“Rabbia e Perdono: Risentimento, Generosità, Giustizia”, Oxford University Press) a questo nuovo fenomeno.
Come scrive l’autrice, la rabbia è «velenosa e popolare», ma anche quanti ne riconoscono il pericolo distruttivo per la convivenza civile non ci rinunciano perché spesso questa forte emozione si lega all’affermazione del rispetto personale e alla virilità, e nelle donne alla rivendicazione dell’uguaglianza. E poi con la rabbia ci si può illudere di strappare un indennizzo da parte di coloro che si sono comportati male, anche se non si riuscirà mai a recuperare ciò che si è perso. Chi ha subito un torto ed è veramente arrabbiato vuole ottenere una riparazione. E tre strade diverse si aprono. In primo luogo ci si sente umiliati e si vuole risalire la china sociale, presi solo dal bisogno personale di ottenere un indennizzo. Oppure ci si può focalizzare sull’offesa ricevuta sperando che con la vendetta il reo possa patire anche lui le stesse sofferenze. È evidente che queste strade non costituiscono una soluzione anche perché si entra in una sindrome rivendicativa da cui è difficile staccarsi e che rischia di aggravare ulteriormente la situazione. Ma esiste un’ulteriore strada, indicata dalla Nussbaum: guardare piuttosto al futuro e non rimanere ancorati al passato e a quello che si è subito, per scoraggiare quanti vorranno ancora comportarsi nello stesso modo. Anche in termini di efficacia quest’ultima strada è la migliore».qui trovi tutto l'articolo