« (...) Il vittimismo è l’effetto di una manovra particolare: si tratta di supporsi come innocente rivendicando il diritto pubblico o privato al risarcimento. (...) Rarissimo trovare qualcuno in grado di riconoscere pienamente le proprie responsabilità senza fare la vittima di congiure, accordi segreti, complotti, malvagità o dell’ambizione sfrenata e immorale dei suoi avversari o colleghi. (...) Mai riconoscere una propria colpa, una qualche forma di responsabilità, mai ammettere un proprio errore, una propria mancanza, un proprio disfunzionamento. È sempre l’Altro che non comprende, che non è adeguato al suo compito, che è corrotto, che si è macchiato impunemente di responsabilità irrecusabili. (...) L’esperienza dell’analisi recide la spinta alla lamentazione alla sua radice mostrando che il soggetto non può delegare a nessun altro la responsabilità della propria vita, che la sua condizione è quella — come la nostra, come quella di tutti — , di essere, come scriveva Sartre, “ soli e senza scuse”».
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Massimo Recalcati, in "La Repubblica" del 7.05.2017