
Un pallone
di Gianfranco Ravasi
Una giornalista chiese alla teologa Dorothee Sölle: «Come spiegherebbe la felicità a un bambino?». «Non glielo spiegherei, gli darei un pallone per giocare».
Nata a Colonia nel 1929 in una famiglia alto-borghese protestante, Dorothee Sölle si dedicò ben presto agli studi umanistici che la condussero alla teologia della quale divenne docente universitaria sia a Magonza sia a New York. La sua fu una concezione di forte impronta sociale: Cristo vero uomo ci rende presente e operante in noi il Dio trascendente e assente. In ultima analisi anche la festa di Pentecoste è legata allo Spirito di Dio visto come respiro di vita, di libertà e di fede che attraversa l’anima della persona umana. In questa luce riusciamo a comprendere la battuta che abbiamo citato: è nell’atto gratuito, incarnato nel gioco, che scopriamo la pienezza della vita, è nell’amore autentico – che è donazione libera e totale – che gustiamo la felicità pura. Riducendo il gioco ad affare sportivo con un giro vorticoso di interessi e l’amore a una mera esperienza di godimento sessuale, abbiamo perso il sapore della libertà e della gioia genuina. Non sappiamo più giocare in senso genuino ed è per questo che non conosciamo più la vera festa e la felicità intatta.
in “Il Sole 24 Ore” del 4 giugno 2017
2017_06_giugno
Felicità in un pallone
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