Leggo questa pagina del vangelo stringendo un poco gli occhi e tendendo le orecchie, indagando dove stia nascosta quella intonazione della voce di Gesù che renda più chiaro ciò che voleva comunicare ai suoi interlocutori. L’intento della parabola e i suoi destinatari li scopro nell’ultima espressione: “Non sapete né il giorno né l’ora”. Ci sarà stato di certo qualcuno tra i seguaci del Maestro e nella comunità cristiana dell’evangelista Matteo che avrà pensato di sapere il giorno e l’ora di quel famoso “Giorno di Dio”, quello ultimo o quello dell’imperare di Dio su questa terra. Gesù intende comunicare la attesa, questa attesa, una attesa non angosciante, ma serena, gioiosamente serena: arriverà uno sposo… ma non siamo così agitati o drogati da stare sempre svegli con gli occhi sbarrati. Ci addormentiamo tutti, come tutte le dieci vergini. Qualcuno nella nostra storia ci ha svegliati o ci sveglierà. A questo punto guardiamo noi stessi, la nostra “dotazione” umana e spirituale e ci rendiamo conto di essere pronti… o anche no (abbiamo il 50% delle probabilità!). Non facciamo l’allegoria di ciò che l’olio rappresenti: a uno manca la gioia, a uno la salute, a uno la fede, all’altro una persona al fianco… Cosa facciamo se ci manca l’olio? Mi sembra normale che lo si chieda, perché si è scoperto che è importante l’incontro con lo Sposo, vitale. E qui, al versetto 8, nella mia lettura ad alta voce si blocca il tono di Gesù; qui Lui rilancia ai suoi discepoli: “Dateci un po’ del vostro olio”, aggiungendo una sfumatura, quasi un “Per favore”. Come Gesù fece alla moltiplicazione dei pani: “Date loro voi stessi da mangiare!”. Il modo in cui prosegue la parabola, nell’intento di Gesù è lasciato ai suoi amici: daranno o non daranno? L’evangelista Matteo ha detto poi alla sua comunità che ciascuno deve fare una scelta esigente e saggia per Gesù e portarsi anche l’olio.

Io per ora mi fermo ad attendere lo Sposo. Gioisco se qualcuno mi sveglia. Cerco di attivare processi di scambio dell’olio necessario a ciascuno.