Ascoltando Lc 11,27-28
In questi giorni, nella liturgia si susseguono brani evangelici che vedono presenti delle donne: sabato la cananea, ieri la vedova povera, oggi una voce di donna dalla folla. Forse non se ne scorge nemmeno il volto; molto probabilmente Gesù non ne conosce il nome. E’ “solo” una voce, una voce alta, una esclamazione incontenibile, un fiotto di cuore. Non sarebbe giusto costruire molto su questo mezzo versetto, ma tanti episodi evangelici ci danno conferma che Gesù avesse un certo fascino: la voce, gli occhi, le mani, i gesti, il portamento, le prospettive, le guarigioni, la delicatezza, la determinazione… colpivano i suoi interlocutori, donne e uomini. Da questo mix nasce l’esclamazione della donna, magari non proprio una giovinetta, per potersi permettere di esporsi in pubblico.
Ma non vi è malizia e neppure banalità: è un inno alla vita, alla storia, al Creatore, a ciò che colpisce e stupisce. E’ una mini-preghiera di lode.
E’ vero, Gesù sembra portare l’attenzione di tutti su un altro “cuore caldo”: l’ascolto della Parola… Forse anche lui, un po’ timido, è rimasto imbarazzato da quel complimento.
Io oggi mi soffermo sulle caratteristiche di Gesù che lo rendono bello, attraente, amabile, chiedendo alla donna della folla di donarmi i suoi occhi, le sue orecchie e la sua voce per cantare quanto è bello, buono e vero il Signore!