Ascoltando Lc 1,39-55
Anche oggi altre due donne: Elisabetta e Maria.
Ad un primo sguardo, entrambe sembrano aver già raggiunto il compimento di ciò che cercano: Elisabetta - piena della sua inaspettata gravidanza - parla già del frutto del grembo di Maria e di adempimento delle parole dell’angelo… ma tutto ciò è appena iniziato e nemmeno si vede sulla pancia di Maria, la quale raccoglie alcune espressioni della Sacra Scrittura per dire che i potenti sono rovesciati, i ricchi sono rimandati a mani vuote, tutte le generazioni la chiameranno beata… ma - a dir la verità - nemmeno oggi, a duemila anni di distanza, vediamo del tutto realizzate queste profezie.
Eppure qualcosa in loro già si è mosso: Elisabetta è al sesto mese; l’angelo si è spostato dal cielo e Maria ha modificato i suoi progetti e ha risposto di sì; le due donne si muovono l’una verso l’altra; il frutto del grembo di Elisabetta sussulta.
C’è “già” qualcosa, eppure qualcosa manca; abbiamo sì, ma “non ancora” la pienezza.
Così è la dinamica delle relazioni, degli affetti, della vita, della Presenza di Dio tra il suo popolo: un granellino che dovrà crescere; un po’ di lievito che dovrà far fermentare la pasta.
Quanto tempo? Verso quale direzione?
Non sempre lo sappiamo bene, lo intuiamo appena. E questo mi pesa non poco.
Rilancio l’attesa del compimento e non vedo l’ora che arrivino i tempi dell’adempimento pieno delle promesse, anche se mi piace mantenere la tensione, l’attesa, il desiderio fondato su una promessa.
Mi fido di queste due donne nello slancio del loro saluto entusiasta: il loro affetto copre le distanze temporali e vede già apparire ciò che non è ancora del tutto, ma sarà completo… speriamo presto!