Un cristianesimo senza Gesù
di Enzo Bianchi
Quando ero ancora un ragazzo, fui testimone di una lezione di catechismo che ancora oggi permane nella mia memoria con tutto il valore della sua attualità. Ogni domenica mattina, dopo la “messa dei fanciulli”, nella mia parrocchia di campagna c’era l’ora di catechismo tenuta da una suora. Come consuetudine, ci veniva insegnata la dottrina riguardante la Trinità, i comandamenti e i precetti per una vita cristiana rigorosa ed esemplare. L’insegnamento era essenzialmente morale, utile per formare uomini e donne come cattolici. Ma l’insistenza talvolta ossessiva sui comandi e sui divieti destò un giorno in uno di noi una semplice domanda: «Ma perché dobbiamo fare così?». Con molto candore la suora rispose: «Per Gesù!». E il mio compagno di catechismo replicò: «Ma chi è Gesù?». Ci fu imbarazzo, ma non ricordo come proseguì la lezione, perché ero restato quasi pietrificato da quella domanda. Sì, c’era un insegnamento secondo il Vangelo, ma non veniva fornito il fondamento all’azione cristiana: la fede e l’amore per Gesù Cristo, che invece non era al centro, non era la prima preoccupazione in ciò che si insegnava…
A distanza di tanti anni mi sembra che ciò che accadde allora potrebbe accadere ancora oggi: al di là delle buone intenzioni e delle grandi fatiche che si fanno nella vita della Chiesa per la liturgia, la catechesi, la carità…, Gesù Cristo – il Gesù Cristo che è il Vangelo – è al centro e vede realmente riconosciuto il suo primato? Confesso che faccio fatica a constatare questo. Certamente nell’esistenza di ogni cristiano solo Dio giudica la fede e l’effettiva ed efficace presenza del «Cristo in noi», ma in ciò che appare nella vita esteriore della Chiesa dobbiamo interrogarci. Vi possono infatti essere fervore, devozione, partecipazione liturgica, eppure può mancare proprio di ciò che è autenticamente cristiano: la presenza viva di Gesù Cristo.
Come esempio di ciò che intendo dire vorrei focalizzare lo sguardo sulla

liturgia eucaristica. La Chiesa la celebra come memoriale della passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo, ma nei fatti, nelle parole e nei gesti si mette veramente Gesù Cristo al centro? Non c’è forse, nell’immaginario cattolico comune, l’idea ingenua di un’Eucaristia come realtà autosufficiente, quasi che fosse un “secondo” Gesù Cristo, “il Gesù eucaristico”, che si aggiunge a quello del Vangelo? Il teologo Giuseppe Colombo, ad esempio, si chiedeva se Gesù Cristo non fosse di fatto “raddoppiato” in un’Eucaristia troppo autonoma dal Gesù del Vangelo.
E ancora: nella liturgia si proclama il Vangelo, ma sovente i fedeli danno più importanza alla predica che alle parole di Gesù. Lo stesso protagonismo vissuto nella liturgia da chi la presiede non rischia di oscurare la centralità di Cristo? E la comunità cristiana, radunata da Gesù Cristo e non autoconvocata, indica che Cristo stesso è il Kýrios, il Signore, quando essa celebra? Non credo che siano domande oziose, soprattutto in un tempo in cui abbondano “manifestazioni” che sono certamente religiose ma non è detto che siano “cristiane”, cioè capaci di attingere veramente a Gesù Cristo.
Un cristianesimo senza una relazione viva con Gesù non è che una religione tra le altre; avrà sempre un futuro, perché le religioni non si spegneranno, ma non sarà la presenza di Gesù e del suo Vangelo nella storia. Ecco perché continuo ad affermare, a costo di sembrare ossessivo, che Gesù Cristo deve essere il Vangelo e il Vangelo deve essere Gesù Cristo. Altrimenti il suo è solo un nome a cui fa riferimento un movimento di seguaci in termini di dottrina e spiritualità; è solo un’invocazione religiosa sublime; è solo un idolo, un manufatto amato, ritenuto la cosa più cara proprio perché è una nostra proiezione. È infatti possibile un cristianesimo senza Gesù e senza Vangelo.
Jesus, agosto 2017