«(...) in questo nostro tempo il presbiterio deve intensificare la sua unità allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all'uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo (Ef 4,12-13).
Perciò io incoraggio tutto il clero, presbiteri e diaconi, a collaborare all'opera comune per il bene della comunità cristiana e della sua unità. Abbiamo da compiere un'opera comune: è più importante il servizio all'unità che l'esibizione della originalità; i trasferimenti dei preti devono essere testimonianza di continuità lungo le linee diocesane, non devono essere cambiamenti radicali che sembrano intenzionati a cancellare la storia e a sconcertare la gente; nessuno deve decidere come se fosse padrone in una comunità, tutti coloro che sono chiamati al ministero sono collaboratori dell'unico vescovo per l'opera comune e l'opera comune è frutto di un procedere sinodale; non siamo chiamati a essere fotocopie, ma dobbiamo mettere tutte le nostre doti singolari a servizio di un'opera condivisa; le proposte diocesane e il calendario diocesano devono essere un punto di riferimento per le proposte parrocchiali e il calendario parrocchiale non solo un articolo al supermercato delle devozioni dove ognuno sceglie quello che più gli piace; il clero deve servire le persone, non farsi servire, i preti devono aiutare le persone a sentirsi pietre vive dell' unica Chiesa, non a occupare incarichi perché amici del prete e perciò maldisposti a collaborare con un altro prete.
Il vescovo senza il clero non può fare niente, tanto meno un vescovo come me. Ma un presbiterio unito, non uniforme, un clero che coltiva rapporti fraterni e non solo amicizie selettive, un clero che vive l'obbedienza non come una zavorra o un fastidio, ma come la fierezza e la gioia di collaborare all'edificazione della Chiesa è un clero che offre nel suo complesso l'immagine del buon Pastore, che manifesta le premure del Signore perché si conservi l'unità dello spirito con il vincolo della pace. (...)».
arcivescovo Mario Delpini, 4 novembre 2019