«La parola flessibilità diventa la qualità altamente desiderabile di chi si adatta al mutare delle circostanze, senza finire schiacciato dal nuovo e dall’imprevisto. E senza pagare, per questo, un prezzo troppo alto, in termini di perdita della propria identità. (...) Proprio perché la vita esige da tutti creatività e progettualità, la flessibilità è figlia di una intelligenza viva e va di pari passo con l’essere accorti, creativi e dinamici. Capaci di entrare, grazie a una corretta flessibilità cognitiva/mentale, in relazione e in dialogo con quanto incrocia la propria strada: altri valori, altri modi di pensare, di progettare e di credere.
Nemico della flessibilità cognitiva è la rigidità cognitiva, che ha un impatto negativo, prima di tutto, sul mondo delle relazioni e che spesso è frutto del bisogno quasi patologico di ridurre a tutti i costi l’incertezza. Soprattutto quella che riguarda le emozioni, che condizionano più di quanto non si pensi la lettura che facciamo del mondo e il modo in cui gestiamo le nostre relazioni. Nella vita di relazione, la flessibilità non è assenza di stabilità emotiva. È piuttosto attitudine a non farsi “spezzare” - nel senso etimologico di “farsi ridurre a pezzi” – dalla paura di sbagliare, da incomprensioni o da situazioni difficili e complesse. La flessibilità, come altre “arti”, non la si eredita come un cromosoma. La flessibilità si impara e in flessibilità si cresce (...)».
Nunzio Galantino, "Il Sole 24 ore", 24.11.2019
2019_11_novembre
Flessibilità. Piegarsi alla intelligenza e alla creatività
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