L’esegeta Ravasi ci diceva che il vero senso dell’aggettivo “nuovo” nel Nuovo Testamento era da intendere come “ciò che è definitivo, completo, realizzato, compiuto”… e quindi “ultimo” in senso qualitativo.
Lo stesso Ravasi ricordava la espressione latina per definire le “cose definitive”, quelle “compiute”, quelle “ultime”: “novae”, da cui il titolo “Novissimi” riservato alla morte, al giudizio finale, alla vita eterna.
In questi giorni, prima di addentrarci nell’avvento, la Chiesa ci fa memoria delle cose più definitive, quelle immancabili.
E lo fa senza incuterci paura, bensì instillando sulle nostre labbra una goccia di dolcezza: stanno arrivando, saranno sempre “in arrivo” le cose nuove, quelle che – in ogni caso - ci sorprenderanno.
Da colui che viene colpito da una morte improvvisa, fino a chi muore “sazio di anni”; da colui che si è preparato spiritualmente a questo eventi fino a coloro che maledicono la fine della vita… per tutti quello che ci aspetta sarà una esperienza incommensurabile, fantastica, imprevedibile per definizione!
Fu così per i primi discepoli che incontrarono il Risorto: increduli sì, ma anche a motivo dello stupore per un tale evento.
Lo sarà per noi.
E come sarà il nostro viso quando entreremo nella vita senza fine, e senza fine godremo della comunione piena con il Signore Gesù e con tutti e con ciascuno?! Il nostro viso, le nostre membra, il nostro corpo, il nostro animo… si apriranno in uno stupore che li renderà nuovi, mai visti così belli, aperti, trasfigurati!
E tale Bellezza sarà “nuova, mai vista prima, definitiva! Nessuno ce la toglierà più, dopo averla così tanto desiderata!
don Chisciotte Mc, 201031
