#radici
di Gianfranco Ravasi
"'Dopo tutto ho compreso che ciò che l’albero ha di fiorito vive di ciò che tiene sepolto'.
Devo questa citazione proprio a papa Francesco che me ne ha spiegato la fonte: è la terzina finale di un sonetto di un poeta argentino, Francisco Luis Bernárdez, nato a Buenos Aires nel 1900, divenuto anche diplomatico del suo Paese e morto nel 1978 nella stessa città. L’immagine è suggestiva: quando a primavera contempliamo la chioma fiorita di un ciliegio o, in autunno, i grappoli pesanti di una vite o la tavolozza di colori delle arance o dei cachi, non dobbiamo dimenticare che questo splendore è reso possibile solo dalle radici invisibili e nascoste nel terreno.
Quanto noi dobbiamo nella nostra vita quotidiana agli ignoti operatori che reggono l’erogazione dell’elettricità o dell’acqua o coltivano campi lontani o preparano nel chiuso di officine i più svariati utensili. Ma il poeta nel suo testo virava verso un’altra direzione che lascerei scoprire ai lettori, ascoltando alcune sue parole: «Per recuperare ciò che ho recuperato, ho dovuto prima perdere quel che ho perso… Per essere adesso innamorato, ho dovuto essere prima ferito, ritenevo giusto e prezioso ciò che ho sofferto e pianto quello che ho pianto. Dopo tutto ho scoperto che non si gode bene del goduto, se non dopo averlo patito». La luce brilla ancor più quando sboccia dalla tenebra.
in “Il Sole 24 Ore” del 19 giugno 2022