“Ci vediamo domani”: così ci siamo salutati in ospedale la sera prima.
Non ci siamo più visti: la mattina seguente mi ha raggiunto la notizia della tua morte.
Apparentemente hai mancato tu l’appuntamento; in realtà ho mancato io.
Capitava così anche qualche sera in seminario: entrambi docenti, entrambi sullo stesso corridoio - più che coinquilini, eravamo dirimpettai - cercavamo di accordarci su un orario plausibile tra te, civetta del lavoro serale e notturno, e me, allodola a cui cala la palpebra al calare del sole. “Andiamo a bere qualcosa alle 21.30?”, proponevo io. “Dopo le 23-23.30”, ribattevi tu.
Tu restavi immerso nelle pratiche del tribunale fino a tarda sera; io, pantofolaio, faticavo a rimettermi le scarpe.
Sì, avevi a che fare con tanta carta. Non vai molto d’accordo con la tecnologia e gli inghippi dei file erano il motivo principale per vedersi lungo la giornata.
Riservatissimo sui “casi” che seguivi, cercavi di cavartela da solo a non perdere nulla tra chiavette usb, backup, cartelline.
Quasi ansioso sulla scrittura degli articoli per la rivista di teologia oppure per le dispense. Lì sì che mi chiedevi di conservare i file, di metterli in ordine, di riprenderli.

Se mi davi da leggere i tuoi scritti, spesso non ero d’accordo con le tue conclusioni: io non ho la testa del canonista. Eppure tu eri il portabandiera del “diritto dal volto umano”, un volto pacioso e sorridente; e con te don Diego, tuo degno “figlio d’arte”: il vostro cuore buono – rivelato dal sorriso e dai tratti affettuosi - non ha retto alla tensione tra umanità e diritto, tra legge e persona, tra storie in perenne movimento e fissità delle norme. Voi volete bene alle persone, alla Chiesa, a Gesù... e non puntavate solo all'osservanza delle disposizioni canoniche. Si, queste dovrebbero aiutare ad amare - soprattutto chi vive situazioni complicate - ma in realtà spesso ingabbiano, schiacciano... perché interpretate da chi non ha la vostra profondità.

Ti illuminavi proprio se entravamo nell’argomento dei santi scozzesi, monaci o pellegrini.
Se la porta della camera restava chiusa per un giorno di troppo, era facile che ci fosse una partita del tuo Celtic e che tu avessi “pellegrinato” per cantare sugli spalti: “You’ll never walk alone!”.
Sì, non camminerai mai solo. Tantomeno ora: è una professione di fede!

All’inizio del mese di luglio si sentiva nell’aria quella eccitazione: la tua partenza per la Scozia si avvicinava! Sei onesto e limpido: erano la tua vita il diritto canonico e il tribunale ecclesiastico; erano la tua vita la formazione dei seminaristi e la tua amata Ganna-Ghirla.
Ma la Scozia… ooooh, la Scozia! Quello era lo spazio-tempo in cui tu eri tu. Parlavi, mangiavi, bevevi, cantavi, pregavi in quel modo, in quel mondo.

Ami tanto Gesù e hai i tuoi tempi di dialogo con lui; stavi concentrato a celebrare bene la messa; ti piaceva annunciare il vangelo con le relazioni semplici, ma anche con preparate meditazioni, ritiri, percorsi formativi. Mi sorprendeva spesso la tua passione nel preparare con cura i tuoi impegni pastorali.

L’inizio del mese di luglio ti preparavi per il viaggio dai tuoi amici scozzesi; sei anni fa – non lo sapevi – ti stavi preparando ad un altro viaggio.
Sláinte!

Mc