Stare seduti
di Gianfranco Ravasi
"Vi sono momenti nei quali dovremmo semplicemente metterci a sedere senza far nulla. Per chi ha permesso che la sua attività lo portasse completamente all’esteriorità, nulla è più difficile di stare seduto zitto e quieto. L’atto di fermarsi è il più duro e coraggioso. Per agire saggiamente o vivere
un’esperienza pienamente umana, dobbiamo riprendere il dominio di noi stessi".
È stato uno dei mistici più letti e ascoltati anche da chi non era credente: Thomas Merton, nato in Francia nel 1915, convertitosi e divenuto monaco trappista negli Stati Uniti e morto a Bangkok nel 1968, durante una delle sue trasmigrazioni spirituali, parla ancor oggi, anzi, soprattutto nei nostri
giorni così frenetici e stressanti, attraverso il testo che abbiamo tratto da una sua opera, "Nessun uomo è un’isola" (1953). (...)
Certo, lo stare seduti col sombrero abbassato sugli occhi assonnati, ai bordi della strada nell’inerzia di un pomeriggio caldo, come si aveva in un’immagine pubblicitaria del passato, non è l’immagine da sovrapporre alle parole di Merton. Il suo, infatti, non è un invito al puro e semplice stacco
dall’affanno della vita moderna. È, invece, il «rientrare nell’uomo interiore», per usare un’espressione di sant’Agostino, cioè è il fermarsi, tacere e guardarsi dentro l’anima.
in "giornale", 22.02.2021