"Dal momento in cui il saluto dà inizio a qualcosa, apre a qualcosa di nuovo, ho cominciato a chiedermi se non fosse un gesto più profondo di quello che ci appare comunemente nella nostra esperienza. Ci salutiamo per istinto, perché ci hanno insegnato le buone maniere; ma con il saluto inauguriamo la relazione, diamo vita al rapporto con gli altri. Questo lo verifichiamo in un’infinità di circostanze, più volte al giorno. Il saluto è quindi la porta attraverso la quale intessiamo rapporti con gli altri e dimostriamo loro che ci interessano, che fanno parte del nostro mondo. Di fatto, si tratta di instaurare un contatto ogni volta da capo, anche con chi vediamo ogni giorno: è un rito, che si basa sulla reiterazione dei nostri rapporti personali e di fiducia, continuamente rinnovati. Siamo abituati a salutare da sempre il nostro prossimo, più vicino, come i famigliari, o lontano, come il nostro collega, e ripetiamo lo stesso gesto fino all’ultimo, fino alla morte (se pensiamo al funerale dei nostri cari, non si tratta d’altro che di un estremo saluto). Potrebbe quindi essere considerato come l’emblema della circolarità della vita: inaugura e conclude, come una benedizione che noi facciamo per gli altri.
Nella tradizione cristiana, ebraica, e musulmana antica si è soliti dire una preghiera appena svegli, la Preghiera del Mattino, che in realtà è una preghiera sul mattino, sul fatto che ci sia dato di vedere il sole un altro giorno. Noi diamo per scontato di andare a dormire e ogni volta di risvegliarci con corpo e mente sani e di vedere la luce. La Preghiera del Mattino, che ebraismo, cristianesimo e Islam ci insegnano, è la benedizione che noi diamo al nuovo giorno riconnettendoci con il resto del mondo. Noi come parte del mondo.
Un’altra delle ragioni che mi hanno spinto a riflettere su questo, è quando, studiando i PirkeiAvot,ho trovato una frase di un maestro contenuta nel capitolo 4 di questo testo molto antico e prezioso della tradizione ebraica, che raccoglie gli insegnamenti di maestri vissuti nell’arco di cinque secoli. Ivi leggiamo, nella Mishnah 20, che Rabbi Matyah, figlio di Cheresh, soleva dire: “Saluta per primo chiunque" (...) Letteralmente si legge: “Anticipa nella pace”. Shalom è il saluto ebraico per eccellenza: nella radice della parola, è contenuto anche il termine shalem, che significa integrità. Anticipa gli altri nel salutare, dunque. Molte volte, invece, aspettiamo che siano gli altri a iniziare, o se non lo fanno, non ci consideriamo tenuti a fare il primo passo. Il lascito ebraico ci esorta a precedere il nostro prossimo, nel saluto, nella pace, nell’integrità, ovvero a essere modello di un altro nel comportamento.
Nell’essere in anticipo rispetto agli altri nell’offrire la pace è contenuta in nuce la radice dell’etica: saper precedere l’altro nel gesto dell’offerta. Spesso si dice: “porgere i saluti, porgere il saluto nel nome di un altro”. Un porgere che implica un sacrificio, all’interno di una ritualità che rimanda, a sua volta, ai riti di sacrificio nei templi, compiuti per la pace e la riconciliazione. Si tratta di un insegnamento molto profondo, che ci dice che per essere delle persone integre, bisogna essere in grado di fare il primo passo, di prendere l’iniziativa".
Massimo Giuliani, da "Portare il saluto"