Linguaggio difficile
di Goffredo Boselli
"Quello liturgico è un linguaggio "difficile da capire". È la valutazione che emerge dalle sintesi della fase diocesana del cammino sinodale delle principali Chiese europee. Al temine di una valutazione d'insieme non molto lusinghiera della vita liturgica, le chiese che sono in Italia qualificano come "urgente" l'aggiornamento dei linguaggi della liturgia: «Di fronte a "liturgie smorte" o ridotte a spettacolo, si avverte l'esigenza di ridare alla liturgia sobrietà e decoro per riscoprirne tutta la bellezza e viverla come mistagogia, educazione all'incontro con il mistero della salvezza che tocca in profondità le nostre vite, e come azione di tutto il popolo di Dio. In tal senso risulta urgente un aggiornamento del registro linguistico e gestuale». La Francia constata «l'apprezzamento per la ricchezza dei simboli liturgici», ma prende atto anche degli «interrogativi davanti a un linguaggio divenuto per molti inintelligibile». E indica alcune aspirazioni emerse: «Una formazione liturgica rinnovata per far fronte a quello che molte sintesi indicano come l'irricevibilità del linguaggio comune nella Chiesa». Le Chiese che sono in Belgio constatano la diffusa necessità di onorare «il bisogno di riti nei momenti importanti della vita», ma al contempo osservano che «il linguaggio è percepito come sfalsato (décalé) rispetto a ciò che le persone vivono». La sintesi della Germania riporta l'esplicita richiesta da parte dei credenti: «C'è bisogno di un'interpretazione dei riti, di un linguaggio concreto e comprensibile, di un'attuazione che sia in relazione con la realtà della vita delle persone, al fme di contrastare il diffuso "analfabetismo liturgico"».
La liturgia come luogo di esperienza della Chiesa sinodale per la Spagna «presuppone il superamento della sua distanza culturale», dal momento che «le modalità di espressione della liturgia, il suo linguaggio e le sue forme, sono vissute come incomprensibili, poco in linea con l'esperienza e l'attualità e poco accoglienti. Spesso la liturgia riunisce solo un nucleo interno di fedeli; per molti altri, anche per molte persone impegnate nella Chiesa, essa resta incomprensibile e inaccessibile».
Molto netta la valutazione delle Chiese irlandesi: «Il linguaggio ecclesiastico della Chiesa nella liturgia è visto come arcaico, non inclusivo e difficile da capire, in particolare il linguaggio delle letture dell'Antico Testamento e delle preghiere liturgiche. È emersa una chiara richiesta di un vocabolario più semplice, facile da usare e inclusivo». Da ultima la Spagna dichiara che «è forte anche la necessità di riflettere seriamente sull'adattamento del linguaggio, degli ornamenti e di alcuni riti più lontani dal tempo presente». Singolare è la convergenza sulla valutazione del linguaggio liturgico. «Tutto il popolo di Dio chiede un profondo rinnovamento della Chiesa», ha di recente detto il cardinale Grech, e molto porta a pensare che il profondo rinnovamento della Chiesa passi necessariamente anche attraverso il rinnovamento del linguaggio liturgico".
in “Vita Pastorale” del dicembre 2022
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Liturgia incomprensibile... quindi non apre alla relazione con Dio
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