#il ghiaccio
di Gianfranco Ravasi
"La coscienza deve ricevere larghe ferite perché è così che diventa più sensibile a ogni morso. Bisognerebbe leggere soltanto i libri che mordono e pungono. Se il libro che stiamo leggendo non ci sveglia come un pugno che ci martella nel cranio, perché dunque lo leggiamo?... Un libro dev’essere un’ascia che rompe il ghiaccio che è dentro di noi".
Sono le righe più note e citate di una lettera che Franz Kafka aveva indirizzato nel novembre 1903 all’amico Oskar Pollack. Parla dei libri: la cartina di tornasole della loro validità è nella loro capacità di «mordere» la coscienza ottusa, di picconare il mare di ghiaccio dell’indifferenza, di ferire l’insensibilità del cuore facendolo sanguinare, di inquietare e spettinare, non di addormentare e accarezzare. Pensiamo solo a certe frasi di Cristo: «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che fosse acceso… Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra, sono venuto a portare una spada». I Vangeli sono appunto libri inquietanti e provocatori. I grandi capolavori dell’umanità sono destinati a non lasciar indenne il lettore, una volta che ha chiuso l’ultima pagina. In un tempo in cui domina lo sfarfallio non di rado vano e vacuo dello schermo del computer o della televisione, dovremo più spesso impugnare l’ascia della lettura meditata che squarcia la superficialità della vita e che ci costringe ad affacciarci sulle profondità dell’anima, a scoprirne il fremito d’amore o il groviglio di male che vi si annida.
in “Il Sole 24 Ore” del 11 dicembre 2022