"Ho pensato molto a come mettere in rapporto tali strumenti tecnici della nostra epoca con il messaggio di Gesù. E' così che la mia immaginazione è stata attratta dalla pagina evangelica di Mc 5,25-34. Leggo infatti in essa tre realtà che caratterizzano la nostra civiltà, tanto condizionata dai mass media: la massa, la persona e la comunicazione.
    Anzitutto la massa: è la folla anonima che si accalca attorno a Gesù. Molti lo toccano anche fisicamente, ma non succede nulla; nessuno si distingue, nessuno assume un particolare rilievo, nessuno appare con un volto o un desiderio proprio. E l'immagine delle masse che si qualificano come fruitori passivi dei mezzi chiamati, appunto, "di massa".
    Tra la massa però una persona comincia a emergere. Ha un progetto, una volontà precisa e soprattutto una grande fede. Gesù le dirà: “Figlia, la tua fede ti ha salvato!”. Ha una tale fiducia in Gesù da pensare che anche solo il contatto con il lembo del suo mantello la possa guarire. Per questo, pur restando nascosta tra la folla, essa vive un processo di forte "personalizzazione", entra in un contatto autentico con Gesù, contatto di cui egli stesso si accorge e che proclama pubblicamente. Dalla massa è emersa una persona.
    Questo emergere della persona è avvenuto attraverso una comunicazione di forza risanatrice da parte di Gesù alla donna. Ma, a differenza di altre volte in cui la comunicazione è diretta (Gesù parla, comanda, tocca), qui è sufficiente un lembo del mantello, sfrangiato e impolverato, per stabilire la possibilità di un incontro.
[2]    Ed è a questo punto che ho intravisto la grande scommessa sottesa al secondo anno del programma pastorale "comunicare". Anche mediante i mass media - che pure sono qualcosa di molto marginale rispetto alla profonda e originaria corrente del comunicare di Dio con l'uomo e degli uomini tra loro -, anche mediante gli strumenti della massificazione dei messaggi è possibile una vera comunicazione umanizzante e addirittura salvifica. E' necessario favorire il processo di "uscita dalla massa", perché le persone, dallo stato di fruitori anonimi dei messaggi e delle immagini massificate, entrino in un rapporto personale come recettori dialoganti, vigilanti e attivi.
    Ecco dunque la domanda a cui la presente Lettera vuole aiutare a rispondere: come è possibile che, anche in presenza di strumenti che mandano messaggi in una sola direzione e a una massa anonima, non si ottunda la coscienza individuale, ma si aprano veri canali comunicativi nell'ambito della comunicazione interumana, della comunicazione tra Chiesa e società, della comunicazione tra le persone umane e il Mistero divino? come è possibile che, mediante il mio televisore (inteso qui come simbolo di tutti gli altri mass media),
io entri in contatto addirittura con la forza salvifica di Gesù?"

tratto da Carlo Maria Martini, Il lembo del mantello,
Lettera Pastorale 1991-92, nn.1-2