Perché mi sta a cuore la lectio divina
«Che cosa si vuole ottenere in particolare aiutando i giovani a entrare in un contatto vivo con la Scrittura? Si vuole ottenere anzitutto che un giovane si senta interpellato direttamente da Dio, che impari cioè ad ascoltarlo. Non semplicemente che conosca la Scrittura o ascolti un bravo biblista, ma che si senta personalmente interpellato dalla Parola. Quando questo accade, facciamo un’esperienza indimenticabile; basta farla una volta perché si radica nella vita e continua ad attrarci verso la Scrittura. Scrive un esegeta contemporaneo: «Quando una sola parola del Signore per la prima volta interpella il cuore di una persona, lì la grazia del Battesimo diviene santamente operante». E il vivere da cristiano diviene davvero il vivere di fronte al "Tu" di Dio, di Gesù che ci chiama, ci interpella. Allora non abbiamo più bisogno di altre raccomandazioni, di sussidi esterni perché la Parola ha colpito dentro. Allora la risposta di chi si sente interpellato diventa anche risposta vocazionale: «Signore, che cosa vuoi da me?». (...)
Dunque, il nostro desiderio è di aiutare tutti i giovani a lasciarsi interpellare da Dio, a imparare ad ascoltarlo anche (non solo) a partire dalle pagine bibliche dove Dio parla oggi all’uomo nello Spirito, così da rispondergli. E allorché un giovane capisce che le Scritture parlano di lui e a lui, si inizia quel dialogo che non si fermerà più, di cui si sentirà sempre nel profondo del cuore una grande nostalgia. La conoscenza di Gesù e del cristianesimo sarà solida, integrata, non appiccicata, e la persona diverrà essa stessa, in qualche modo, parola di Dio per gli altri». (fai il download dell'intero articolo)
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