A Mariam piaceva ricevere visite alla kolba. L'arbab del villaggio con i suoi doni, Bibi jo con la sua anca dolorante e gli interminabili pettegolezzi e, naturalmente, il Mullah Fai-zullah. Ma non c'era nessuno - nessuno - che Mariam aspettasse con il desiderio che riservava a Jalil.
Incominciava a sentirsi agitata il martedì sera. Dormiva male, preoccupata che qualche complicazione negli affari impedisse a Jalil di venire il giovedì, nel qual caso lei avrebbe dovuto aspettare ancora un'intera settimana prima di vederlo. Il mercoledì continuava a girare attorno alla kolba, gettando distrattamente il mangime nella stia delle galline. Faceva passeggiate senza meta, cogliendo petali di fiore e dando manate alle zanzare che le pizzicavano le braccia. Infine, il giovedì, non poteva far altro che sedersi contro il muro, con gli occhi incollati al torrente, e aspettare. Se Jalil era in ritardo, a poco a poco si lasciava prendere dal panico. Sentiva le ginocchia piegarsi e doveva andare a stendersi.
Poi Nana la chiamava: «Eccolo, tuo padre. In tutto il suo splendore».
Mariam balzava in piedi quando lo scorgeva..
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