Ci sono uomini per i quali l’amore è una delle forme della resa, cui si consegnano pezzo su pezzo, vestibolo in cui si spogliano di tutte le resistenze. Altre due volte ancora Dalila ritenterà l’identica trappola, mettendo in pratica le false istruzioni che ha creduto di carpirgli. Alla terza volta perfino protesta: "Come puoi dire ‘ti ho amato’ se il tuo cuore non è con me: questa è la terza volta che mi inganni e non mi racconti in cosa sta la tua grande forza". Non lei tre volte lo tradisce ma lui tre volte la inganna?! Ha smesso di difendersi, Sansone, è entrato nell’ultima stanza dell’amore e si consegnerà come un pescespada alla fiocina. Lui che ha fatto strage di uomini, mai la colpirà né avrà una parola di rimprovero o di accusa verso colei che nasconde nell’alcova i suoi nemici mortali. Così sia l’amore, neghi l’esperienza, sia cieco come la prima volta, vergine nella sua fede. Al più ingiusto amante non rivolga censura. Se nella tragedia è possibile conservare uno stile, Sansone ne ha mostrato esempio. Sia lode agli amori ricambiati, ma non sembri assurdo il gesto dell’amante che affida la sua vita nelle mani di chi lo tradirà, perché non c’è altro mezzo, non si paga con altra merce che non sia la vita l’amore che si ha in corpo. Il sentimento cieco di Sansone l’accecherà: gli caveranno gli occhi i Filistei appena lo avranno tra le mani. Si è consegnato deliberatamente al suo destino, si è costituito al più vicino posto di tradimento. Qualunque cosa può dirsi di quest’uomo tranne che sia un ingenuo. "Però non sia fatta la mia, ma la tua volontà": salgono alla mente le parole riportate da Luca l’ultima sera sul monte degli Olivi. C’è un momento in cui un uomo si sente chiamato in maniera ineluttabile e può rispondere solo così. Come Cristo al bacio di Giuda, Sansone si affida all’abbraccio di Dalila. Le effusioni si prestano a doppiezze, ogni amato lo sa. (continua - fai il download dell'intero testo)