La recente Istruzione Universae Ecclesiae accentua ulteriormente i motivi di perplessità che il motu proprio Summorum Pontificum del 2007 aveva aperto in larga parte del corpo ecclesiale. Soprattutto perché inaugura una fase nuova, nella quale non si intende tanto rispondere a una domanda esistente, quanto addirittura suscitarne una per ora assente! Questo a me pare sia oggi l'elemento pastoralmente piú preoccupante. Se i vescovi non possono piú controllare la forma rituale delle celebrazioni nella propria diocesi e se, nel frattempo, un gruppo stabile può essere costituito da cristiani appartenenti anche a diocesi diverse, allora è evidente come il nuovo documento approfondisca il disagio e il disorientamento del popolo di Dio, a cominciare dai vescovi.
riformare la riforma
Da un certo punto di vista Universae Ecclesiae non sembra tener conto dei tre anni di sperimentazione che il motu proprio richiedeva. E qui occorre essere molto chiari: delle due l'una. O i vescovi che hanno mandato alla fine del 2010 le loro relazioni sui tre anni di esperimento del motu proprio si sono limitati a fare complimenti senza esprimere il disagio vissuto dalle loro diocesi; oppure gli organi preposti alla ricezione delle reazioni hanno registrato e valorizzato soltanto quelle (poche) favorevoli. In ogni caso si tratta di una grave sconfitta per la comunicazione e per la parresia all'interno della Chiesa, con l'affermarsi di uno stile clericale che separa realtà e rappresentazione, creando a dismisura finzioni giuridiche e fatti illusori. (...)
La presenza del «rito extraordinario» è talmente marginale e irrilevante che non può creare il problema di un «nuovo rito comune». In realtà risulta fin troppo palese il disegno di gonfiare il rito extraordinario al punto tale da dover poi invocare un «nuovo rito comune» per sanare il male fatto. (...)
Vorrei chiarire un ultimo punto problematico di tutta questa infelice operazione con cui si cerca di rimettere in piedi ciò che per il 99% dei cristiani è ormai chiuso in una storia che è finita. In nessun modo si possono mettere sullo stesso piano due forme rituali di cui la seconda è nata per rimediare alle povertà, alle fragilità e alle distorsioni della prima. (...)Me lo spiegherà qualcuno prima o poi come si possa aderire alla Riforma con un atto che di fatto la smentisce e la riduce a un optional? Alla fine bisogna riconoscerlo apertamente: in campo liturgico dovremmo tutti dedicarci alle cose serie, evitando di coltivare disegni nostalgici certamente senza vita e senza futuro, talvolta anche senza pudore e senza dignità. (continua - fai il download dell'intero testo)
Grillo - Sulla liturgia in latino
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